È morto Totò Riina. Il boss mafioso, da 24 anni in carcere, al 41 bis, non si è mai pentito e porta nella tomba tutti i suoi segreti: “I suoi delitti hanno sconvolto l’Italia”


 

Il boss mafioso Totò Riina, che era in coma farmacologico da diversi giorni, è morto alle 3.37 di stamani, 17 novembre 2017, nel reparto detenuti dell’ospedale di Parma. Le sue condizioni erano nettamente peggiorate dopo l’ultimo intervento chirurgico subito, sempre a Parma. Da quel momento è entrato in coma farmacologico dal quale non si è mai risvegliato. Ieri, giorno del suo 87esimo compleanno, sono arrivati a Parma la moglie e la figlia, dopo l’ok arrivato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando. L’altro figlio, Salvo, che ieri ha scritto un post su Facebook in cui augurava buon compleanno al padre per i suoi 87 anni, dovrebbe arrivare oggi stesso. Un altro figlio, Giovanni, sta scontando una pena all’ergastolo. Arrestato il 15 gennaio del 1993 dopo 24 anni di latitanza, fino all’ultimo è stato considerato dagli inquirenti il capo indiscusso di Cosa nostra. Riina stava scontando 26 condanne all’ergastolo per decine di omicidi e stragi tra le quali quella di viale Lazio, gli attentati del ’92 in cui persero la vita Falcone e Borsellino e quelli del ’93, nel Continente. In tutti questi anni non ha mai avuto un cenno di pentimento. (Continua dopo la foto)







Solo tre anni fa, parlando in carcere con un altro detenuto, si vantava dell’omicidio di Falcone (“Gli ho fatto fare la fine del tonno”, diceva) e continuava a minacciare di morte i magistrati. “Ne dovrebbero nascere mille l’anno come Totò Riina”, ripeteva al suo compagno dell’ora d’aria, il boss pugliese Alberto Lorusso. E, ancora, sussurrava a Lorusso: “Sono diventato una cosa immensa, sono diventato un re. Se mi dicevano un giorno che dovevo arrivare a comandare la storia… sono stato importante”. L’ultimo processo a suo carico è stato quello sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, in cui era imputato di minaccia a Corpo politico dello Stato. Nelle ultime settimane le sue condizioni di salute, compromesse ormai da anni, sono peggiorate: Riina è stato operato due volte. (Continua dopo le foto)





 


I medici, visto il suo stato, hanno subito spiegato che Riina difficilmente avrebbe superato gli interventi. Ma a luglio scorso tribunale di Sorveglianza di Bologna aveva comunque rigettato la richiesta di differimento pena o di detenzione domiciliare presentata dai suoi legali per ragioni di salute. La sua pericolosità sociale era ancora attuale. Per i giudici era “degno di nota” un colloquio video-sorvegliato con la moglie, risalente allo scorso 27 febbraio nel quale il capo dei capi affermava: “A me non mi piegheranno… mi posso fare anche 3000 anni”. E, “altrettanto significativo” scrivevano, un passaggio durante il quale i coniugi “giungono ad affermare che i collaboratori di giustizia vengono pagati per dire il falso”. “Per me tu non sei Totò Riina, sei il mio papà. E in questo giorno per me triste ma importante ti auguro buon compleanno papà. Ti voglio bene, tuo Salvo”, scriveva ieri, nel giorno dell’87esimo compleanno, Salvo Riina, il terzogenito dei quattro figli di Totò e Ninetta Bagarella.

Lo sfogo social di Lucia Riina, figlia del capo dei capi Totò, che ha scatenato un putiferio sui social. Sì, perché oltre ad accusare le istituzioni, l’ultimogenita del boss lancia anche una pesante provocazione

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