“Ha ingannato tutti…”. Lo avrebbe fatto per anni, colleghi e superiori non si erano mai accorti di nulla. Il carabiniere è finito in manette: l’accusa davvero pesante per uno come lui


 

Una sorta di vita parallela che alla fine si è rivelata essere una clamorosa truffa. Ora di reati di questo genere se ne sentono tanti, ma quando a commetterli è una persona dalla quale ci si aspetta correttezza e comportamento integerrimo, la cosa lascia senza parole. Protagonista di questa brutta parentesi è un carabiniere che per oltre due anni avrebbe finto lunghe trasferte fuori regione non muovendosi in realtà mai da casa e segnandosi straordinari inesistenti riuscendo così ad intascare ben 50mila euro in più sullo stipendio tra rimborsi e indennità, ingannando colleghi e superiori. Per questo il militare dell’Arma in servizio in provincia di Palermo è stato arrestato nelle scorse ore dagli stessi colleghi del comando provinciale su ordine della Locale Procura del Repubblica. Nei confronti dell’appuntato il Gip di Palermo Wilma Mazzara ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari su richiesta del sostituto procuratore Giacomo Brandini con le accuse di falso, falsità ideologica del pubblico ufficiale in atti pubblici e di truffa militare. (continua dopo la foto)







Nel corso delle indagini durate oltre un anno la vicenda è stata ricostruita. Secondo la Procura di Palermo, il militare in particolare avrebbe approfittato del suo ruolo di delegato nazionale del Co.Ce.R. (l’organo di rappresentanza militare), gonfiando gli importi di alcuni rimborsi spese per continue trasferte a Roma che nella maggior parte dei casi in realtà non avvenivano nemmeno. Per quasi due anni l’uomo avrebbe ingannato tutti fingendo di andare in missione per riunioni ma non sarebbe mai partito chiedendo però in cambio rimborsi per spese auto e alberghi oltre a indennità di servizio e straordinari, arrivando in alcuni casi a triplicare lo stipendio mensile. (continua dopo le foto)






  



 


Il carabiniere è stato inchiodato grazie a intercettazioni, pedinamenti e riscontri incrociati sulla documentazione. Da tutto questo materiale è venuto fuori che gli ufficiali del comando generale a Roma per un anno e mezzo lo hanno convocato senza mai vederlo anche se lui continuava a percepire i rimborsi come se fosse stato presente alle riunioni. Nell’ordinanza il gip Wilma Mazzara ricorda inoltre che non è stato possibile accertare la condotta illecita nei periodi precedenti per la mancanza dei dati telefonici che attestano dove fosse l’indagato durante i periodi di missione. Mentre intascava le indennità durante le finte missioni il carabiniere si sarebbe dedicato ad affari personali e imprenditoriali in Sicilia.

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