Il terremoto del 24 agosto 2016 aveva colpito anche la sua casa. Inagibile, costretto a lasciarla. Franco, 79 anni, da allora non ci è più rientrato. Poi ha deciso di farlo. Passano le ore e la moglie non lo vede tornare


 

Quel 24 agosto del 2016, quando la terra aveva tremato e seminato morte e distruzione lui, Franco Marzoli pensionato 79enne di Colmurano nel maceratese era riuscito a salvarsi. La sua casa no. Lesionata, inagibile, inabitabile. Da più di un anno aspettava che partissero gli interventi promessi per tornare in quella che era stata la culla dei suoi affetti. Un anno di attese vane. Poi, nella giornata di lunedì, la tragedia.  L’anziano era uscito di casa dicendo alla moglie che sarebbe andato nell’officina dei fratelli, ma lì non è mai arrivato. Si è legato una corda al collo e si è impiccato nel giardino della sua casa.A trovare il suo corpo senza vita è stata la figlia. Lunedì il pensionato, che dopo il terremoto era stato costretto a trasferirsi con la propria famiglia in una casa in viale De Amicis, a Colmurano, era uscito dicendo alla moglie che sarebbe andato dal meccanico. Erano le 13. Due ore più tardi, ovvero verso l’orario di apertura dell’officina, la coniuge aveva tentato di contattarlo, ma senza successo. È stato così che la donna, preoccupata, aveva deciso di chiamare uno dei fratelli proprietari dell’officina. (Continua dopo la foto)







Chiedendo se avevano visto il marito. Alla risposta negativa, la moglie ha allertato la figlia che è uscita immediatamente alla ricerca del genitore. È stata lei a fare la drammatica e macabra scoperta. Sul luogo della tragedia sono intervenuti il 118 di Macerata e i carabinieri di Urbisaglia. Una situazione non isolata ma che abbraccia molti. Sono ancora 2.400.000 tonnellate di macerie ancora da rimuovere: a un anno dal sisma che il 24 agosto ha colpito Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo e a nove mesi dalle scosse devastanti di fine ottobre è stato rimosso solo l’8,57%, circa 227.500 tonnellate dei 2.657.000 stimati dalle quattro Regioni. Fa il punto Legambiente. (Continua dopo le foto)





 

Che, nella scorsa primavera, insieme a Fillea Cgil, ha avviato un Osservatorio nazionale per una ricostruzione di qualità. Secondo l’associazione ambientalista, “è urgente cambiare passo: velocizzare le procedure di recupero delle macerie e individuare altre zone dove poter trattare gli inerti riutilizzabili per la ricostruzione”. “Complessivamente rimangono da rimuovere oltre 2.400.000 tonnellate derivanti per la stragrande maggioranza dalle attività di demolizione parziale e totale dei fabbricati che permetteranno di ridimensionare le zone rosse. Sono macerie derivanti da edifici pubblici e da edifici privati pericolanti, la cui rimozione è propedeutica all’avvio della ricostruzione materiale e della rinascita delle comunità colpite. Aspettano di esserne liberati oltre 60 Comuni, con le loro numerose frazioni. Ma a fronte di questi numeri persino la scadenza prevista al 31 dicembre 2018 difficilmente potrà essere rispettata”, segnala Legambiente.

“Ecco dove ci sarà il prossimo fortissimo terremoto”. L’allarme dei geologi, che sembrano avere pochi dubbi: “Devastante, supererà i 9 gradi della scala Richter. Sarà il sisma del secolo”

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