“Sua moglie è morta”. Choc e rabbia nella sala parto di un ospedale romano. “Quando ha smesso di respirare mi hanno detto che era tutto normale”. E così, a 37 anni, ha perso la vita mentre la dava alla sua piccola, che però è in gravi condizioni. “Ecco cosa è successo in quei momenti”, denuncia il marito disperato


 

Una storia triste, agghiacciante e ingiusta sì, davvero ingiusta. Se vi chiedete se ancora oggi, nel 2017, nel periodo d’oro dell’innovazione tecnologica e medica si possa ancora morire di parte… beh, la risposta è tristemente sì. Un fatto appunto devastante, non solo per la famiglia della nostra protagonista ma per una casualità che a molti ha fatto “pensare male”. Questa è l’assurda vicenda di Yvonne, 37 anni e del suo ricovero di quattro giorni in ospedale a Roma. Un parto complicato che lei aveva chiesto di fare con un cesareo, un po’ come se se lo sentisse che qualcosa non andava. I dottori però, stando a quanto riporta Michela Allegri sul Messaggero, hanno detto che non era necessario e hanno preferito aspettare. La donna è morta qualche giorno dopo in sala operatoria durante la nascita di sua figlia, che ora si trova in condizioni gravi al policlinico Umberto I. I medici credono che possa aver riportato danni al cervello. “Ad un certo punto mia moglie ha detto che non riusciva più a respirare, ma per il dottore era tutto regolare”, ha dichiarato il marito. La 37enne era arrivata in Italia dal Kenya per raggiungere il marito e far nascere loro figlia. (continua dopo la foto)



La procura di Roma sta indagando per omicidio colposo e oggi verrà effettuata l’autopsia sul corpo della donna all’istituto di Medicina legale di Tor Vergata. Dai risultati verranno risposte decisive per gli inquirenti che si stanno occupando del caso della morte della donna. Racconta il marito di Yvonne al Messaggero: “Noi veniamo dal Terzo mondo e lì questo non succede. Mia moglie è venuta in Italia per stare con me, volevamo costruire insieme una famiglia. Stava bene, eravamo sereni. Una cosa del genere in Europa nel 2017 non può succedere”. Cosa è accaduto quindi in quel reparto del San Giovanni? Cosa hanno pensato i medici? Per quale motivo hanno optato per quelle scelte? Quanto può corrispondere al vero tutto quello dichiarato da un marito devastato dal lutto? (continua dopo le foto)



 

E ancora, possibile non accorgersi di un problema di quella entità? Possibile che nessuno abbia ascoltato le volontà di una mamma, seppur immigrata? E infine: è vero che c’è un paziente di serie A e uno di serie B? Una follia, deontologicamente parlando, certo, ma è così lontano dalle realtà ignorare sistematicamente o dare meno rilevanza ad un paziente di colore rispetto ad uno autoctono? Tutte domande devastanti, prive di ogni matrice pregiudiziale e che meritano risposte sincere.

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