Giovanni Scattone, ancora polemica sull’incarico a scuola. E lui: “Mi avete stufato, ecco le mie ragioni”


 

“Sono stufo di queste polemiche, ogni anno è la stessa storia e ormai sono 10 anni che insegno nei licei”. A parlare è Giovanni Scattone, l’ex assistente universitario condannato per il delitto Marta Russo, la studentessa di psicologia uccisa con un colpo di pistola nel 1997 a soli 22 anni mentre passeggiava nei cortili dell’Università La Sapienza di Roma. Una vita, la sua, cambiata per sempre da quel giorno. Un fantasma che lo perseguita e dal quale non riesce a liberarsi, malgrado continui a professarsi innocente ed aver scontato la pena detentiva prevista. “Farei anche un lavoro per cui non serve la mia laurea – dice Scattone in un’intervista al Messaggero – Però. Per 10 anni ho fatto il supplente, ho insegnato storia e filosofia e con i ragazzi mi sono trovato sempre bene, anche loro con me… Ora ho vinto questo concorso, anzi l’ho vinto tre anni fa per insegnare Filosofia e Scienze Umane e non c’entra niente la Buona Scuola, sarei entrato comunque, per la regola del turnover. La verità, ripeto, è che un altro lavoro, diverso dall’insegnante, io lo farei volentieri. Solo che a quasi 50 anni, faccio fatica a trovarlo”. E la famiglia Russo? Risponde per bocca di mamma Aureliana: “Io non dico che non debba avere un lavoro, ma almeno non quello di trasmettere nozioni e valori a ragazzi. Quest’uomo – prosegue ancora – in 18 anni non mi ha mai chiamato, nemmeno una volta, per chiedere scusa, perdono, a me e alla mia famiglia. Le sembra una persona riabilitata o che abbia capito il suo sbaglio?. A me no. Perché oggi Marta avrebbe 40 anni. E l’ultima volta che l’ho potuta abbracciare ne aveva 22″.








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