“10 pedofili arrestati”. Caso Yara Gambirasio, ancora rabbia e sconcerto. Il ritrovamento choc della polizia, un dolore per la famiglia della 13enne già segnata dalla sua morte: “Ecco cosa abbiamo trovato nei loro computer”


 

Nell’inchiesta della Procura di Trento chiamata “Black Shadow”, che ha portato all’arresto di 10 persone (gli indagati sono 48), per una rete di pedofili dediti allo scambio di immagini online  ci sono dei riferimenti anche Yara Gambirasio. Gli investigatori hanno trovato sul computer di uno degli arrestati una sorta di “dossier” di circa 40 pagine sulla ragazzina, con fotografie accanto a preghiere blasfeme e filastrocche. L’uomo che aveva le immagini di Yara è un 53enne di Rimini, e la vicenda del presunto “dossier” su Yara verrebbe ora seguita dal pool difensivo di Massimo Bossetti, l’uomo condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara. Partita da Trento, l’inchiesta “Black Shadow” ha svelato una lunga catena di presunti pedofili che si nascondeva nel Web, scambiandosi immagini e comunicando grazie a programmi di messaggistica istantanea. Il via alle indagini è stato dato dall’arresto di un 38enne altoatesino, nel febbraio 2016: l’uomo era stato trovato in possesso di 4 Terabyte di materiale digitale (foto/video) contenente esibizioni pornografiche di minorenni.  (Continua a leggere dopo la foto)



Le dichiarazioni rese dall’arrestato, che affermava essere materiale scaricato dalla navigazione internet, e quindi ceduto da soggetti dei quali non era in grado di indicare generalità od ulteriori elementi utili alla loro identificazione, hanno insospettito gli investigatori informatici della Polizia delle Comunicazioni i quali hanno individuato tra le prove digitali del computer in sequestro un abnorme utilizzo dell’applicazione Voip ed una impressionante rubrica composta da numerose decine di contatti.  Gli inquirenti sono riusciti quindi, attraverso l’utilizzo di particolari software, a ricostruire a posteriori un’enorme quantità di conversazioni dalle quali emergeva la morbosità degli interlocutori nei confronti di pratiche sessuali con minorenni. (Continua a leggere dopo le foto)



 

L’uomo risulta essere il fulcro di una rete con oltre un centinaio di contatti con i quali lo stesso, a volte presentandosi come madre di una bambina minorenne, affermava di essere attratto sessualmente da bambini in tenera età e offrendo, agli interlocutori di volta in volta succedutisi nelle comunicazioni, materiale pedopornografico. Nelle indagini è finito anche un magistrato. Il magistrato coinvolto fa parte della Corte d’appello di Reggio Calabria e si chiama Gaetano Maria Amato (nella foto sopra), 58 anni, originario di Messina. La notizia del suo arresto era stata diffusa il 2 ottobre scorso. Le indagini sono coordinate dal pm trentino Davide Ognibene.

Un ritrovamento raccapricciante Arrestato pedofilo. Quando gli agenti l’hanno visto non riuscivano a credere ai loro occhi: la scioccante scoperta su Yara Gambirasio. Quello che hanno trovato nell’appartamento dell’uomo è spaventoso