Una serata di divertimento, una pizza con il marito sul lungomare poi, all’improvviso, il corpo di Susanna si scuote. Una crisi epilettica che dura lo spazio di qualche minuto, quanto basta per far passare alla coppia l’appetito. Quando lui si presenta alla cassa per pagare la cena non consumata, scoppia il finimondo


 

Ignoranza senza dubbio. Anche avarizia e menefreghismo. Un mix letale. Specie per un ristoratore che, con la cordialità prima che con la cucina, ci tira avanti la carretta. Una lezione che, probabilmente, non hanno bene a mente i titolari di un locale di Marotta, in provincia di Pesaro Urbino. All’improvviso, Susanna mentre mangiava una pizza in compagnia del marito è stata colpita da una crisi epilettica che, precisa la Fie – federazione italiana epilessie – «si è risolta spontaneamente nel giro di pochi minuti». Un allarme che, dopo l’iniziale spavento, è quindi immediatamente rientrato con molti persone all’interno del locale che si sono prodigate per aiutare la donna. Così invece non ha fatto la titolare, quando l’uomo è andato alla cassa a pagare le pizze, peraltro non consumate, il commento della ristoratrice: «Sarebbe meglio che gente come voi ordinasse e mangiasse la pizza a casa. Avete spaventato i clienti». Una frase che ha scatenato l’indignazione della coppia e della Fie, che, attraverso le parole della presidente ha espresso una posizione netta. (Continua dopo la foto)







«Purtroppo – racconta – non è un caso isolato, ma solo uno degli ancora numerosi episodi in cui persone con epilessia sono vittime di discriminazione, conseguenza dello stigma che grava su di loro a causa della malattia e della sua scarsa conoscenza. Dal ristorante non arrivano commenti, al telefono risponde una dipendente in modo sbrigativo: “Non c’è nessuno, chiamate la settimana prossima” e butta giù il telefono. La storia, scrive Repubblica, è venuta a galla tramite un post di denuncia su Facebook che ha centinaia di commenti e condivisioni, il tono unanime è di indignazione. Colpiscono però le tante testimonianze di persone che si sono trovate nella stessa situazione della donna e spesso hanno dovuto fare i conti con l’insensibilità della gente. (Continua dopo le foto)





 

“Sono ormai 18 anni che io e l’epilessia ci troviamo a convivere – testimonia un post – ne racconto una breve: eravamo a cena da amici io, mio marito e nostra figlia. Una bella tavolata di circa quindici “amici”…purtroppo è arrivata una crisi piuttosto forte, ecco che da quella sera in poi di tanti “amici” che eravamo ora solo due mi rivolgono la parola, alcuni mi evitano e altri fanno finta di non vedermi. È una malattia, non una colpa”. “L’epilessia è una malattia in cui spesso più della sofferenza fisica – commenta Rosa Cervellione – fa male l’atteggiamento della gente, la solitudine in cui si trovano i malati”. E lancia una provocazione: “Se i malati di epilessia danno così fastidio, allora, gentile ristoratrice, metta un cartello fuori dal suo locale con scritto “Le persone con epilessia qui non sono gradite”. Mi rendo conto che sarebbe pericoloso, perché la sua clientela fatta da persone civili, che sanno che l’epilessia non è una colpa della quale vergognarsi, potrebbero non voler frequentare il suo ristorante”.

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