“Erano tutti in Italia”. Dalla strage del Bataclan a quella più recente di Marsiglia, tutti i terroristi che hanno insanguinato l’Europa erano nel nostro paese. Le indagini: “C’è un motivo preciso e lo abbiamo scoperto. Ecco cosa ci fanno qui”


 

Ahmed Hannachi, il tunisino che il primo ottobre ha ucciso a coltellate due donne nella stazione di Marsiglia sono stati arrestati. Uno in Tunisia tre giorni fa, l’altro è stato catturato a Ferrara sabato scorso, con l’accusa di terrorismo internazionale e partecipazione all’attentato. La polizia sta cercando di ricostruire la ‘’rete’’ italiana, visto che Ahmed era stato sposato con una donna di Aprilia, ha vissuto nella cittadina laziale fino a tre anni fa e ci è tornato a febbraio, mentre suo fratello viveva da tempo nel nostro Paese. Dunque le indagini dell’Antiterrorismo dovranno verificare quale fosse il reale scopo dei viaggi del killer e quali siano i contatti dell’altro. Sin dall’inizio si era parlato del ruolo chiave di Anis e della sua presenza in Italia. L’uomo è stato monitorato attraverso alcune utenze telefoniche e spese effettuate con carta di credito. In una settimana avrebbe effettuato alcuni spostamenti fino ad arrivare in Emilia Romagna. Adesso sarà messo a disposizione della Procura generale di Bologna che dovrà effettuare i primi adempimenti e poi disporre il suo trasferimento in Francia. (Continua a leggere dopo la foto)



 

Sono almeno dodici i terroristi stranieri e i loro complici che hanno insanguinato l’Europa e che, si è capito poi, avevano un legame più o meno solido con l’Italia. Perché ci hanno vissuto per anni, quasi sempre ai margini della società, arrabattandosi tra lavori precari, spaccio e piccoli furti: è il caso di Ahmed Hanachi, per otto anni ad Aprilia; del tunisino Anis Amri, che dopo il carcere in Sicilia si è appoggiato una decina di giorni nell’Agro Pontino prima di ricomparire a bordo del camion che ha ucciso 12 turisti al mercato di Natale di Berlino; di Youssef Zaghba, l’italo marocchino che a Bologna andava a trovare sua madre e in Marocco veniva costretto da suo padre a seguire la fede islamica Tabligh, finito poi con un coltello da cucina in mano a menare fendenti ai passanti nel Borough Market di Londra. Oppure perché sul territorio italiano quei jihadisti ci sono stati, ma di passaggio: il belga Salah Abdeslam, l’ultimo uomo del commando stragista del Bataclan, nel 2015 attraversa la penisola; lo stesso fa il terrorista di Bruxelles Khalid El Bakroui. Anche l’algerino Khaled Babouri, che a Charleroi ferisce due poliziotte belghe, ha dei trascorsi in Sardegna. (Continua a leggere dopo le foto)



 

‘’Le indagini dell’Antiterrorismo – spiega Lamberto Giannini, direttore dell’Ucigos della Polizia a La Repubblica – dimostrano che la radicalizzazione di questi soggetti non è avvenuta in Italia, né attorno ad essi sono sorte cellule salafite. È come avere dei componenti chimici: presi a sé rimangono neutri, ma se si miscelano con altri elementi possono diventare esplosivi’’.
‘’I profili personali di questi terroristi con legami con l’Italia dimostrano che nessuno di essi era veramente integrato, e spesso hanno disturbi di natura psicologica ‘’, osserva Claudio Galzerano, capo divisione Antiterrorismo dell’Ucigos. Ma perché in Italia non c’è stato ancora nessun attentato? A spiegarlo ci pensa spiega Francesco Caporale, procuratore aggiunto di Roma che si occupa di Antiterrorismo. ‘’In Italia se cerchi un kalashnikov o dell’esplosivo devi bussare alla porta della criminalità organizzata, e al momento sembra che tra le bande di immigrati e le mafie non si sia instaurata alcuna collaborazione. Non abbiamo evidenze in tal senso, e questo è oggettivamente un limite per chi decide di compiere attentati nel nostro Paese’’.