“Un ritrovamento raccapricciante”. Arrestato pedofilo. Quando gli agenti l’hanno visto non riuscivano a credere ai loro occhi: la scioccante scoperta su Yara Gambirasio. Quello che hanno trovato nell’appartamento dell’uomo è spaventoso


 

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È passato poco più di un anno da quando Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore di Mapello, è stato condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Bergamo per la morte di Yara Gambirasio la 13enne di Brembate di Sopra, scomparsa il 26 novembre del 2010 e ritrovata morta 3 mesi dopo. Come pena accessoria, la Corte ha previsto per lui anche la perdita della potestà dei suoi tre figli ed un risarcimento ai famigliari di Yara. Una storia di cronaca dura, cruenta e la lunga vicenda giudiziaria non è riuscita a portare pace. Adesso attorno alla vicenda di quella ragazzina dal volto sorridente – ma da questa ben distinto dal punto di vista giudiziario – si registra un altro caso di cronaca: quello che vede al centro delle indagini un uomo, insospettabile impiegato di 53 anni. Estraneo ai fatti di Brembate, alla morte della piccola Yara. Ma il nome della ragazzina – o meglio, il suo volto – sono entrati nella narrazione del fatto. Questo perché quando le forze dell’ordine hanno fatto irruzione nell’appartamento dell’uomo in questione, hanno ritrovato un consistente archivio online e cartaceo di immagini e video contenenti bambini stuprati, maltrattati e costretti ai peggiori e squallidi abusi. E, proprio in questa montagna di materiale osceno, è stato trovato anche un ‘dossier’ di 40 pagine interamente dedicato a Yara Gambirasio. Una documentazione dettagliatissima e arricchita di altri particolari agghiaccianti. (continua dopo la foto)








All’interno del materiale in possesso a D.P. (queste le sue iniziali diffuse dagli inquirenti), c’era di tutto, anche foto e ritagli, e persino una serie di filastrocche irripetibili e oscene sulla povera ragazza uccisa. Poi, come se non bastasse, anche altri dettagli choc. Come un manuale sulle “pedomessa”, una sorta di rituale blasfemo basato sui riti religiosi dove aveva sostituito termini sconci a quelli sacri. L’indagine è partita online e gli investigatori sospettano che ci sia una rete molto estesa di pedofili che si nasconde nel web. Ora l’uomo si trova nel carcere dei Cassetti di Rimini, in una zona protetta non a contatto con i detenuti che, com’è noto, mal sopportano la presenza in carcere di persone che si sono macchiate di reati, soprattutto di tipo sessuale, ai danni di minori. (continua dopo le foto)





 


Gli investigatori, per comprensibili esigente investigative, non hanno fornito maggiori dettagli su quanto sequestrato, ma hanno fatto intendere alla stampa che si tratta di qualcosa che è andato oltre anche la loro immaginazione e che, nonostante si tratti di agenti abituati a questo tipo di indagini, sono rimasti particolarmente scossi dal materiale ritrovato. E poi quel dossier su Yara, foto e canzoncine blasfeme contro la ragazzina per l’uccisione della quale il muratore Massimo Bossetti sta scontando la pena dell’ergastolo. Pagine e pagine piene di atrocità che l’uomo indagato condivideva con altri maniaci online in un circolo vizioso e malato.

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