“No, non può essere lui…”. Horror in Italia. All’apparenza la sua vita era normale: un lavoro come barman, gli amici e la fidanzata. Ma grazie a questa foto, Edgar Bianchi è stato incastrato ed è finito in manette: cosa nascondeva dietro a quel volto da modello


 

Almeno 25 casi di violenza sessuale, tre innocenti finiti in carcere e dieci mesi, a cavallo tra 2005 e 2006, che la città di Genova visse nella psicosi del ”maniaco dell’ascensore” dando la caccia a uno sconosciuto. Ora il maniaco di Genova ha un nome: Edgar Bianchi. Il trentaquattrenne è stato arrestato a Milano per aver assalito una ragazzina di 12 anni. L’uomo riuscì a lungo a condurre indisturbato la sua doppia vita di barista di bell’aspetto e maniaco seriale che prendeva di mira le bambine. Proprio la ripetitività della sua condotta, identica a Milano come dieci anni fa a Genova, ne ha permesso l’identificazione. La giustizia aveva chiuso i conti con Bianchi, era stato condannato a 12 anni, era uscito in anticipo grazie a indulto e sconti di pena, nel capoluogo ligure è ancora vivo il ricordo di quel terribile periodo, ma è tornato a colpire a Milano. L’accusa contestata dal pm è violenza sessuale aggravata dal fatto che la vittima ha meno di 14 anni e dalla recidiva reiterata. “Facevo una passeggiata, stavo parlando al telefono con la mia fidanzata; a un certo punto ho visto una ragazza, mi è venuta voglia di fare qualcosa. L’ho seguita quando è entrata in un palazzo”. (Continua a leggere dopo la foto)








Un racconto choc, come riporta ilCorriere, che di fatto sottolinea come Bianchi sia recidivo: “Ho preso l’ascensore. Sono salito, non sapevo dove abitava. L’ho presa alle spalle, si vedeva che era terrorizzata. Ho bisogno di essere curato”. Bianchi si è costituito dopo aver visto in Rete un’immagine dei tornelli della metropolitana. Bianchi si è costituito, accompagnato dal suo legale. Il motivo di questa scelta sta in un’immagine ripresa dalle telecamere della metropolitana. È stata la svolta, a meno di 24 ore dalla violenza: giovedì mattina due agenti della Polmetro iniziano a scandagliare i filmati della fermata ”Segesta”, in zona San Siro. “Sono malato, curatemi”, avrebbe detto il trentaquattrenne una volta arrestato. (Continua a leggere dopo le foto)






 

Secondo quanto riferito dal suo avvocato, quando Bianchi si è costituito e poi è stato fermato avrebbe ammesso che “pensavo di esserne uscito, di essere guarito, avevo una vita normale e una fidanzata, volevo sposarmi, ma ci sono ricaduto e voglio essere curato”. Uscito di carcere nel 2014, dopo averne scontati otto dietro le sbarre, il barista genovese era ritornato a colpire. Per la polizia, che lo ha arrestato essere l’autore di altri 7-8 casi di violenze denunciati negli ultimi mesi nel capoluogo lombardo, dove conviveva insieme alla fidanzata in una casa popolare nel quartiere di San Siro.

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