”Lo abbiamo dovuto fare”. Febbre Chikungunya, dopo l’aumento dei casi di febbre ”spaccaossa” arriva la decisione: ”Misure necessarie”


 

Blocco delle donazioni di sangue e emoderivati nella Asl Rm2 dopo i casi di Chikungunya accertati e verificati dal Seresmi (Sistema regionale sorveglianza malattie infettive).  Il numero è salito da sei a diciassette e sono stati diagnosticati tra Roma e a Anzio, a pochi chilometri dalla Capitale, frequentata in estate dai romani che poi l’hanno ‘importata’ nei quartieri di residenza. Misure precauzionali negli altri centri trasfusionali della Regione: se appartenente a un cittadino che ha soggiornato in una delle due località colpite, il sangue raccolto resterà in quarantena per 5 giorni prima di essere usato se il volontario non ha manifestato sintomi. Sospese per 28 giorni a livello nazionale le donazioni di chi ha soggiornato nei Comuni colpiti. Il contagio, veicolato dalle zanzare tigre, porta le prime conseguenze su larga scala, mentre la sindaca Virginia Raggi ordina la disinfestazione a partire dai quartieri dove sono stati segnalati i primi casi.  (Continua a leggere dopo la foto)







Il divieto assoluto per le donazioni, annunciato ieri sera dal Centro nazionale sangue dell’Istituto superiore di Sanità, riguarda tutti i residenti sul territorio della Asl Roma 2. Visto che non esiste un test che permetta di riconoscerla nel sangue, è infatti rischioso far donare persone che potrebbero essere infettate. ”Quando ci sono dei focolai abbastanza maturi come quello di Anzio, è possibile che ci siano diffusioni in altre zone”, spiega Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’Iss. Per Roma, a causa del blocco parziale delle donazioni, si prevede una carenza di 200-250 sacche di sangue nei prossimi giorni, una quantità paragonabile ad una maxi-emergenza, che saranno fornite dalle altre regioni secondo le indicazioni e i criteri stabiliti dal Piano strategico nazionale per le maxi-emergenze. (Continua a leggere dopo la foto)








 

Il documento, approvato lo scorso, anno prevede che ogni regione abbia una scorta di sangue dedicata, da utilizzare in caso di eventi come terremoti o incidenti con molti feriti. In una metropoli di circa 3 milioni abitanti, la decisione di intervenire sul sangue può avere risvolti drammatici. Un’attività trasfusionale bloccata o ridotta fa saltare gli interventi programmati e complica quelli in codice rosso. A Roma in 4 settimane si raccolgono circa 12 mila unità di sangue. Senza continuo rifornimento di donazioni, la Capitale ha un’autonomia di 4-5 giorni. Gli aiuti delle altre Regioni si rendono indispensabili.

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