Aggressione con l’acido, è nato il figlio della coppia diabolica. Ecco cosa è successo a poche ore dal parto di Martina Levato


 

Martina Levato ha dato alla luce suo figlio poco dopo la mezzanotte del 15 agosto. La ragazza, che è stata condannata con Alexander Boettcher in primo grado a 14 anni per aver sfigurato con l’acido Pietro Barbini, non ha neanche potuto vedere il piccolo che è stato subito allontanato dalla mamma. Nei prossimi giorni il Tribunale di Milano si pronuncerà sul futuro del bimbo. Le prospettive sono due: se resterà con la mamma o coi nonni, crescerà con la prospettiva di entrambi i genitori in carcere. L’altra ipotesi, l’affido, in vista di una possibile adozione. Il pm dei minori di turno, Annamaria Fiorillo, chiarisce: ”Nell’urgenza ho dato le indicazioni di prassi in casi come questo. Evitare i contatti con i genitori in modo tale che i giudici non vengano influenzati da relazioni o aspettative preesistenti”. Come riferisce l’avvocato della Levato, la ragazza è sconvolta. I nonni sono stati gli unici a poter vedere il bambino. Al papà, in cella, a San Vittore, sono state negate visite speciali. Il trasferimento in Mangiagalli, uno dei più famosi ospedali ostetrici italiani, è stato chiesto dal pm Marcello Musso che, per contro, si era opposto con forza, per la pericolosità della ragazza, agli arresti domiciliari. Il magistrato ha comunque assicurato a Martina le migliori cure possibili.

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Su richiesta di Musso, mamma e figlio potrebbero essere trasferiti all’Icam di via Macedonio Melloni, la struttura a custodia attenuata per detenute con figli fino a sei anni dove non ci sono celle né sbarre alle finestre, le guardie sono in borghese e i piccoli hanno a disposizione spazi gioco. Un ipotesi che vale,ovviamente, solo se il Tribunale dei minori deciderà di non separare madre e figlio. Per quanto riguarda le richieste dell’avvocato di Martina, Daniele Barelli chiedeva gli arresti domiciliari, hanno sottolineato di non aver visto ”alcun ravvedimento” nella ragazza, da quando sono stati compiuti i reati.

Anzi, si leggeva: ”Esistono ancora esigenze cautelari spaventosamente intense, più che eccezionali” che richiedono il carcere e «non ammettono misure meno afflittive”. ”Penso allo stato mentale in cui hanno concepito il figlio e deciso di tenerlo – dice la psicanalista Simonetta Bonfiglio -. Credo che la società debba farsi carico della tutela del bambino e dargli la possibilità di iniziare la vita senza così pesanti ipoteche”. Paradossalmente, dice, ”se la madre provasse empatia autentica, e cioè fosse in grado di pensare ai bisogni del figlio invece che ai propri, sarebbe lei stessa a chiedere l’adottabilità immediata”. Di che cosa si preoccupa la società di fronte ad un contesto così platealmente negativo, continua la psicanalista? ”Del bimbo e solo del bimbo? O di riabilitare la madre dandole una possibilità?”. È una domanda che mette in discussione ogni possibile scelta.

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