“Ecco com’è morto Luca”. A una settimana dall’attentato che ha sconvolto Barcellona il ricordo dell’infermiera che per prima prestò soccorso al giovane ingegnere italiano con la passione per i viaggi. Parole che spaccano il cuore


 

Un post straziante che riporta alla mente quei momenti terribili in cui il cuore di Barcellona ha smesso di battere. C’entra una delle vittime della follia terrorista, Luca Russo. E una donna, quella che, per prima, gli prestò soccorso: Paula O’Rourke, un’americana residente nella capitale catalana. Dopo una settimana di dolore e silenzio ha deciso di raccontare gli ultimi momenti di vita del ragazzo con un tweet che strappa lacrime senza che ce se ne accorga e che, nel giro di poco, è diventato virale. «Alla famiglia di Luca Russo. L’ho trovato sulle Ramblas. Sono un’infermiera, ero con lui quando se ne è andato – scrive Paula – Mi ha guardato e ha guardato il cielo, era sereno. Non è morto da solo e forse questo può dare un momento di pace, solo un momento». Luca Russo aveva 25 anni, era bello, con quegli occhi azzurri e il ciuffo, e la sua vita era nel futuro, sospinta dalle idee e dai sogni che hanno tutti i ragazzi a quell’età. Si era laureato a dicembre e aveva subito trovato lavoro. Era innamorato di Marta e voleva finalmente andare a vivere da solo. (Continua dopo la foto)







Un sogno che non si realizzerà. Intanto proseguono le indagini. Mohammed Houli Chemlal, il 21enne rimasto ferito nell’esplosione di una casa ad Alcanar, ha confermato oggi in tribunale quanto aveva già dichiarato alla polizia catalana sul progetto di un attentato ancora più grave di quello di giovedì scorso a Barcellona. Comparso in aula assieme agli altri tre arrestati, Chemlal ha parlato per oltre un’ora e ha risposto a tutte le domande, hanno riferito fonti giudiziarie citate dai media spagnoli. Secondo le rivelazioni di Chemlal, il gruppo terrorista stava preparando un attentato dinamitardo a Barcellona. Per compierlo, il gruppo stava realizzando dell’esplosivo a base di perossido di acetone (Tatp), noto anche come ‘madre di Satana’ . (Continua dopo le foto)








 


L’esplosione che ha distrutto la casa di Alcanar ha costretto il resto del gruppo a ripiegare sull’attacco con il furgone. Chemlal ha poi raccontato ai giudici che il piano dei terroristi era colpire la basilica della Sagrada Familia e altri luoghi simbolo di Barcellona, e che l’imam Abdelbaki Es Satty era l’ideologo del gruppo e voleva immolarsi. Anche gli altri tre arrestati hanno confermato il ruolo dell’imam, morto nello scoppio del covo di Alcanar. Houli Chemlal è stato interrogato per primo. Successivamente è stato interrogato Driss Oukabir, che ha cambiato la prima versione fornita agli inquirenti. Inizialmente aveva accusato il fratello minore, poi rimasto ucciso a Cambrils, di avergli rubato il passaporto per affittare il furgone con il quale è stato compiuto l’attacco terroristico sulla Rambla. Oggi ha ammesso di aver affittato lui il furgone, ma ha aggiunto che credeva servisse per un trasloco per altri tre membri del gruppo. A seguire sono stati interrogati Mohamed Aallaa e Salah El Karib. La procura ha chiesto la conferma del carcere cautelare per tutti e quattro con l’accusa di partecipazione a gruppo terrorista, omicidio, strage e possesso di esplosivi.

Si chiama Julia, ha 26 anni, per tutti è la “ragazza che inganna la morte”. Era a Barcellona il giorno del massacro sulla Rambla e la sua incredibile storia ha fatto nascere leggende e scomodato potenze occulte. Impossibile, del resto, pensarla diversamente

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