Morto lo chef dei vip, dalla fama alla vita per strada. ”L’ho toccato ed era rigido. Mi ha salutato così”: il 49enne trovato dall’amica del cuore sul letto del suo camper parcheggiato a Milano. I grandi successi, poi il declino e la droga


 

È stato uno chef premiato, con il suo locale a cinque stelle dove cenavano Kabir Bedi, l’attore di Sandokan, i più importanti politici indiani e italiani, come il vice ministro Stefano Stefani e personaggi del mondo dello spettacolo. Lo ha trovato senza vita la sua amica Daniela: il suo camper era diventata una trappola infernale e lui non è riuscito a sopravvivere. Mario Santilli aveva 49 anni. Era nato in Svizzera e diceva d’aver girato cinque volte i cinque continenti. Lo chef sarebbe stato ucciso da un infarto sabato nel suo camper parcheggiato sotto agli alberi di viale Ungheria. L’ha trovato la sua amica Daniela, un’altra anima mangiata dall’eroina. Sabato mattina Mario le aveva promesso di accompagnarla al Sert di via Conca del Naviglio, ma non ha potuto mantenere la promessa. ”Gli ho toccato il collo, rigido – racconta al quotidiano Il Giorno –. Io però il battito lo sentivo. Mi hanno detto che era impossibile, che era il mio cuore che mi rimbombava nella testa. Mi ha salutato così. Aveva il turno alla Croce Rossa, faceva il volontario”. (Continua a leggere dopo la foto)



Nel 1993 Mario decide di tornare in India, dove aveva passato l’infanzia. Faceva lo chef, ”in ristoranti stellati”, ricordano gli amici, ”pluripremiato, era stato incoronato terzo chef migliore di tutta l’India”.” Nel suo ristorante di Pune, vicino Mumbai, ‘La dolce vita’, ci sono passati tutti: il Sandokan Kabir Bedi, ma anche politici italiani, reali e vip”. Poi, una storiaccia. ”Parlava di polizia indiana e mafia che gli avevano bruciato la casa e gli dicevano ‘o te ne vai o ti accusiamo di omicidio e sono casini’. È iniziato il declino”. Nel 2008 prende la moglie Sonja e torna in Abruzzo, chiede aiuto. Lo ascolta un blogger del paese, Giovanni Pizzocchia, che fa un appello. ”Storia triste, faceva i mercati, guadagnava poco. Eppure parlava sette lingue. Il terremoto lo ha distrutto. È partito, non è più tornato”. Era andato a Milano con il suo camper, ”lo chiamava Romeo, tutto quello che aveva”. E dentro Romeo ci è morto. ”Ogni tanto esagerava. Un bicchiere di troppo. Una pastiglia. Una dose – racconta Daniela a Il Giorno –. La vita era stata ingiusta con lui, nessuno se la sceglie, no?”. (Continua a leggere dopo la foto)



 

Sul corpo non sono stati trovati segni di violenza. I carabinieri della stazione Romana di via Zama hanno verificato che in questa storia non ci fossero misteri. Solo un vecchio telefono cellulare che squillava di continuo, con i pusher che cercavano Mario. Dopo l’autopsia la salma sarà affidata alla sorella, sfollata dal terremoto, che vive ancora vicino a l’Aquila, e un fratello. Mario parlava sette lingue compreso l’arabo e il russo ed era finito a Pune, dove aveva aperto il ristorante italiano ‘La dolce vita’, il migliore della città. Ne scrivevano i giornali indiani, lo chef Santilli era stato anche in televisione, il terzo classificato tra i migliori cuochi del Paese. Aveva sposato un’indiana e aveva avuto due figli. Al blogger Giovanni Pizzocchia aveva raccontato che il ristorante era fallito e la sua casa incendiata per colpa della ‘mafia indiana’. Poi il rientro in Italia, la separazione dalla moglie, e la droga.