”Cosa faceva il fidanzato mentre Adele moriva”. Sedicenne morta dopo aver assunto l’ecstasy. A pochi giorni da quella tragica scomparsa, viene a galla la verità


 

Nella notte in cui Adele De Vincenzi moriva, tra le braccia dei medici che non sono riusciti a salvarla dagli effetti del mix mortale di ecstasy e alcol, il fidanzato Sergio Bernardin ha provato a cancellare le tracce che lo collegavano al pusher. La 16enne è morta lo scorso 29 luglio, a causa di un arresto cardiaco provocato dalla droga, in particolare da una dose letale di metamfetamina. Stava passando la serata con il suo ragazzo, il 21enne Sergio Bernardin, e un’altra coppia di amici, ovvero il 19enne Gabriele Rigotti e una ragazza minorenne. Ma, dopo aver assunto la pasticca, Adele è stata male, è precipitata in coma ed è morta poco dopo essere giunta in ospedale. In quei concitati momento Sergio ha pensato a sé. Ha pensato a come salvarsi in quella situazione diventata improvvisamente drammatica. E così, nella notte più tragica della sua vita, la sua prima preoccupazione è stata cancellare i messaggi che aveva scambiato con lo spacciatore. Parole banali tipo “Ci si vede?” “A che ora?”. Quei messaggi (in tutto tre via WhatsApp) sono stati spediti e ricevuti attorno alle nove di sera. (Continua a leggere dopo la foto)











Si possono leggere nel cellulare dello spacciatore ma in quello di Sergio Bernardin non ci sono. Lui li ha cancellati mentre la ragazza moriva sotto i suoi occhi. Per questo motivo, i due maggiorenni del gruppo sono stati immediatamente arrestati: “Devono restare in carcere, perché sussiste un forte pericolo di inquinamento probatorio”, ha scritto il giudice Nicoletta Bolelli. Ora, sembra che ci sia uno scambio reciproco di accuse tra Sergio Bernardin e Gabriele Rigotti ed è necessario stabilire al più presto chi abbia effettivamente acquistato la droga e da chi sia partita l’iniziativa. La quarta ragazza coinvolta, la minorenne fidanzata con Gabriele Rogotti, ha rivelato che i responsabili siano i due ragazzi: “Io e Adele non potevamo certo permetterci di spendere quella cifra. Hanno fatto tutto loro due”. (Continua a leggere dopo la foto)



 

 

Dopo la morte di Adele è voluto intervenire anche il padre di Gabriele, Marco Rigotti: “A mezzogiorno mi ha chiamato: ‘Papà, sono in questura perché mi hanno preso con la droga”. Ha raccontato di aver perso il controllo, di aver urlato contro il figlio, ma di essersi pentito, visto che ora non può avere contatti con Gabriele: “Vorrei tanto dirgli che non penso quelle cose orribili che ho detto. Ero solo scioccato, non riuscivo a crederci”. “Penso a quella ragazza e allo strazio di suo padre e di suo fratello. Vorrei abbracciarlo. Io e mia moglie siamo profondamente addolorati. Anche noi abbiamo la nostra parte di dolore in questa storia, – ha concluso il signor Rigotti – ma nostro figlio c’è ancora, mentre Adele non tornerà mai più a casa”.

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