“Stavolta si è passato il limite: parte la denuncia”. Yara, il post che fa esplodere la rabbia dei Gambirasio, che in tutti questi anni hanno sempre sofferto in silenzio. Ma quell’atrocità è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso


“Il lettore avrà sicuramente già compreso il grande dolore che io per primo ho provato alla vista del cadavere della povera Yara… Lo stesso lettore vorrà perdonarmi se lo obbligherò a provare lo stesso dolore, e sicuramente avrà compreso i motivi che mi hanno obbligato a percorrere questa strada…”. Così, su Facebook, come riporta il settimanale Giallo, un uomo convinto dell’innocenza di Massimo Bossetti, il muratore di Mapello condannato lo scorso 18 luglio all’ergastolo dalla Corte d’assise d’appello che conferma così la sentenza di primo grado: per i giudici è stato lui ad uccidere Yara Gambirasio. Il post precede la pubblicazione di alcune immagini choc del cadavere della 13enne di Brembate, scomparsa il 26 novembre 2010 e trovata senza vita in un campo di Chignolo d’Isola tre mesi dopo. Un orrore, dopo quegli insulti e quelle cattiverie su Yara apparsi sui social dopo la condanna di Bossetti, che la famiglia Gambirasio non ha mai voluto vedere e che ora è diventato pubblico, alla mercé di tutti. Ma stavolta, alla vista di tanta crudeltà, i genitori di Yara sono esplosi. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso dopo anni di silenzi, sguardi bassi e dolore vissuto in privato. (Continua dopo la foto)







“Questa volta è stato passato il limite! Denunceremo alla Procura della Repubblica chi ha pubblicato su Internet le foto del cadavere di Yara”, hanno fatto sapere i genitori tramite il loro legale, Enrico Pelillo, come si legge su Giallo. Quelle foto oltraggiano e offendono la memoria della 13enne e della sua famiglia. Quella stessa famiglia che mai, in tutti questi anni, ha speso parole offensive nei confronti dell’unico indagato (e ora condannato) per l’omicidio della loro bambina. Sono sempre stati riservati e silenziosi, i Gambirasio. Ma alla vista di quell’orrore sui social, il loro avvocato li ha avvertiti subito. E pensare che loro, da quando il corpo della povera Yara è stata ritrovato, non hanno mai voluto vederla in quelle condizioni. (Continua dopo le foto)








 

Pelillo li ha informati immediatamente, anche e soprattutto per il bene dei fratelli più piccoli di Yara: “I tre ragazzi potrebbero vedere le foto inavvertitamente navigando su Internet”, si legge sempre sul magazine. E ora l’avvocato andrà fino in fondo: “È stata una cattiveria gratuita nei confronti di chi amava Yara. Adesso la polizia postale farà il suo lavoro e vedremo che cosa accadrà. Maura e Fulvio – prosegue il legale – sono sempre stati due genitori che silenziosamente hanno pianto per una tragedia immensa, senza invocare giustizia sommaria, ma solo pensando ai loro figli”. “Il loro atteggiamento durante il processo lo avete visto: sono venuti in aula soltanto durante un’udienza di primo grado per deporre come testimoni – continua -. Per loro non era necessario presenziare ancora: tutte le altre udienze le hanno seguite da casa, sentenze comprese. Su Bossetti non hanno mai detto assolutamente nulla, non sono persone che esternano i loro sentimenti e sono molto credenti. Di certo hanno accettato il verdetto. Sono persone che hanno sempre vissuto nel rispetto delle regole”.

“Forse è cominciato tutto lì”. Per la prima volta parlano i fratellini di Yara Gambirasio: “Una volta mia sorella si scontrò con un uomo per strada e lui la seguì per giorni…”. Parole di dolore: “Lei non è mai morta…”

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