“L’ho ammazzata, ma forse respira ancora”. Così Antonio al 112, subito dopo aver pugnalato a morte la ex moglie. Italia sotto choc per l’omicidio di Mariarca, 38 anni. Dopo l’ennesima lite, alla vista del cellulare, il raptus


 

Alla base di tutto dei messaggi segreti inviati dal social della compagna. Furia omicida vera e propria quella di Antonio Ascione che forse solo in quel momento aveva realizzato che ormai era finita, che la sua ex moglie, Maria Archetta Mennella, si stava ricostruendo una vita. A quel punto ha preso il coltello e l’ha pugnalata a morte. Questa è l’ipotesi forte su cui stanno lavorando gli investigatori dei carabinieri, alla ricerca di un movente per l’omicidio che domenica mattina ha sconvolto Musile di Piave, comune italiano di 11.500 abitanti in provincia di Venezia: quando, domenica mattina, i due hanno iniziato a litigare, Maria avrebbe preso il cellulare e avrebbe mostrato una serie di sms ad Antonio. “Ho ucciso mia moglie, potete venire? Mandate anche l’ambulanza perché respira ancora, poco. Sono Ascione Antonio, lei si chiama Mennella Maria Archetta. Muovetevi”, questo avrebbe detto l’uomo chiamando il 112. Non è da escludere però che l’uomo avesse letto quei messaggi in un altro modo, magari sbirciando nel telefono della sua ex moglie. Che siano stati messaggi Facebook o WhatsApp che l’uomo ha scovato frugando nel cellulare della vittima, o che sia stata lei stessa a sbatterglieli in faccia poco conta, visto che oramai la donna non c’è più. È per colpa di quei messaggi, presumibilmente, che Antonio ha impugnato il coltello e ha colpito quattro volte la donna. (Continua dopo la foto)



Il sostituto procuratore Raffaele Incardona, titolare del fascicolo, ha disposto una consulenza tecnica per chiarire la dinamica. E poi un piccolo giallo in un delitto (almeno apparentemente) dai contorni più limpidi che mai, c’è. Perché chi conosceva bene Maria (sorelle, amiche e colleghe) sapeva che la 38enne originaria di Torre del Greco era terrorizzata dal suo ex marito. L’aveva minacciata anche in passato, più di una volta ma, da quello che ci risulta, ma i denunciato per stalking o percosse. Dovranno valutare anche questo gli investigatori, ovvero di cosa è successo negli anni precedenti alla separazione, delle eventuali violenze domestiche e perché no, che siano usate come aggravante al processo che Ascione dovrà sostenere. “Maria viveva nel terrore”. (Continua dopo la foto)


 

Ricordano le sorelle e le colleghe di lavoro di Maria. “Nelle ultime settimane, la gelosia crescente dell’ex marito che non sopportava più l’idea di perderla”. Ieri mattina, le sorelle sono arrivate a San Donà alla caserma dei carabinieri. Sono ospiti da alcuni parenti di Verona. Volevano vedere la salma di Maria, ma non hanno potuto perché è ancora sotto sequestro in attesa dell’autopsia. Si occuperanno del trasferimento a Torre del Greco, loro città di origine, dove saranno celebrate le esequie. “Ha lasciato due figli senza una madre”, hanno detto le sorelle, “merita di marcire in carcere, non lo perdoneremo mai per quello che ha fatto”.

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