“Ecco che è successo quando Massimo Bossetti è tornato in cella”. Omicidio Yara, dopo la sentenza, parla l’avvocato del muratore di Mapello, condannato all’ergastolo anche in appello. Momenti drammatici raccontati per la prima volta


 

Ieri è stata la giornata delle giornate, riguardo il processo sull’omicidio di Yara Gambirasio. Un’assoluzione sperata ma mai arrivata per Massimo Bossetti, che ha ricevuto invece una condanna pesantissima: la sentenza della corte d’assise d’appello di Brescia arriva a mezzanotte e mezza, dopo 15 ore di camera di consiglio, e conferma l’ergastolo già inflitto in primo grado. Quello che fa preoccupare però, oltre i vergognosi insulti sul web verso la piccola Yara, è lo stato di salute del condannato. A riportarne i dettagli è l’Eco di Bergamo che racconta come ha trascorso la prima notte dopo la sentenza Massimo Bossetti. Bossetti è rientrato in carcere all’una e mezza della notte fra lunedì e martedì, un’ora dopo che i giudici avevano pronunciato la parola ergastolo. Era sconvolto e provato, scrive il quotidiano locale, tanto per l’esito del processo quanto per l’estenuante attesa durante una camera di consiglio durata 15 ore. Sperava, credeva che la Corte d’assise d’appello avrebbe permesso di eseguire un nuovo test del Dna. “E secondo voi come può sentirsi un innocente che crede nel giudizio che sta affrontando? – dice l’avvocato Salvagni, che oggi sarà nel carcere di via Gleno a far visita al suo assistito -. Ci credeva molto, ora non so se riuscirà ancora a credere nella giustizia. Il diritto di difesa è stato leso: quest’uomo non ha potuto partecipare ad alcuna indagine genetica”. Martedì mattina Bossetti ha avuto colloqui con il medico del carcere, con alcuni agenti della polizia penitenziaria e con il cappellano don Fausto Resmini. (continua dopo la foto)








Ha confidato pure di essere molto preoccupato per la famiglia, per i figli che ogni volta che vanno a trovarlo gli chiedono quando ritornerà a casa. Il verdetto di martedì, letto dal presidente Enrico Fischetti, accoglie l’impianto accusatorio: è l’imputato il responsabile dell’omicidio della 13enne di Brembate, scomparsa il 26 novembre 2010 e trovata in un campo di Chignolo d’Isola tre mesi dopo. Un delitto aggravato dalla crudeltà e dalla minore età della vittima. Confermata l’assoluzione per calunnia nei confronti di un collega su cui aveva puntato il dito. Una mancata imputazione che evita l’isolamento diurno di sei mesi chiesto dall’accusa. Una vicenda che si conclude, quantomeno in secondo grado e in attesa della cassazione, ma non di certo per l’opinione pubblica. “La figlia di tutti? Io un mostro così non lo vorrei manco morta”. Così un’utente di Facebook ha commentato senza pietà le vicende legate all’udienza del processo per Massimo Bossetti, condannato anche in appello all’ergastolo per l’omocidio della giovane Yara Gambirasio. (continua dopo le foto)






 

A notare i terribili commenti su Facebook, è stata la psicologa e criminologa Roberta Bruzzone che li ha fotografati per poi pubblicarli sul suo profilo. “Una che scrive tali bestialità contro una bambina assassinata e contro la sua famiglia non può certo passare ‘inosservata’…” ha scritto la Bruzzone. E in effetti i commenti della donna su Yara sono diversi e davvero agghiaccianti. “Una bambina brutta come Uga Fantozzi – scrive – voi non sapete nemmeno che razza di bastardo è il padre…” La donna non ha fatto marcia indietro nemmeno di fronte ai commenti di altri utenti che le hanno risposto indignati, ma anzi, ha continuato ad ironizzare sull’ aspetto fisico e sull’ apparecchio ai denti della povera Yara.

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