“Ma cosa diavolo c’è sul bagnasciuga!”. Choc (e incredulità) sulla spiaggia italiana. Un bagnante è il primo ad accorgersi di tutto: arrivano i carabinieri e la scoperta è di quelle fuori dal normale. Cosa c’era: turisti senza parole


 

“Drogati di tutto il mondo unitevi e trovatevi in Abruzzo, la terra promessa”. Così scriveva qualcuno commentando con ironia sul suo profilo Facebook, la notizia del ritrovamento di numerosi “pacchi” di droga sulle spiagge di Montesilvano (Pescara), Francavilla al mare (Chieti) e Silvi (Teramo). Il bottino è stato trasportato sulla battigia dal mare agitato, come se appartenesse a un forziere di un battello uscito dalla saga de I Pirati dei Caraibi. Ma non c’è Jack Sparrow alla folle ricerca del forziere fantasma, c’è solo la guardia di finanza che ha sequestrato, alla fine della fiera,un totale di oltre 220 kg di stupefacenti. Insomma, oltre due quintali. Il ritrovamento più importante è avvenuto a Francavilla al Mare, all’altezza della rotonda Michetti: qui i carabinieri hanno sequestrato 100 kg i di marijuana divisi in due pacchi, recuperati da alcuni carabinieri in borghese e da alcuni bagnanti. Immediato l’intervento dei militari che hanno portato via lo stupefacente e stanno monitorando la zona per eventuali altri ritrovamenti. (continua dopo la foto)



A Silvi altro episodio simile: ritrovato all’altezza del lido Venere un pacco identico nell’aspetto a quelli di Francavilla contenente circa 50 kg di marijuana. Infine nella notte fra Pescara e Montesilvano si è appreso del ritrovamento di altri involucri contenenti 20 kg di marijuana e 3 kg di hashish, notati da un vigilantes degli stabilimenti. Chiaramente gli episodi sono collegati ed ora gli inquirenti cercheranno di capire come i pacchi siano finiti lungo le spiagge, ovvero se si è trattato di un’imbarcazione che ha perso il carico per il mare mosso, oppure di un “deposito” avvenuto precedentemente tramite una boa, scrive Il Pescara. Cosa è successo quindi? Nessuno lo sa con precisione. Ma c’è un dettaglio che non è sfuggito a molti. In alcune zone dell’Albania, a due passi da quelle spiagge e con solo un mare in mezzo, c’è un’economia che si basa principalmente sulla coltivazione di marijuana. Eh sì, perché in Albania (scrive il Fattoquotidiano.it, ndr) buona parte dello stato sociale, garantito dalle rimesse dall’estero fino a qualche anno fa, ora si regge sull’erba. (continua dopo le foto)



 

Lo ammette anche il ministro degli Interni albanese, Saimir Tahiri, che dichiara: “La guerra alla droga non può essere solo impegno della polizia, ma deve andare alle cause del fenomeno. Povertà e mancanza di lavoro spingono i contadini, specie nelle zone più remote, a coltivare cannabis, perché si fanno soldi più facili”. Gli agricoltori, però, sono solo l’ultimo e più debole anello di una catena che ha negli intermediatori lo snodo fondamentale. Lo stanno raccontando anche le inchieste delle procure italiane: il cervello del narcotraffico è in Albania ed è in grado di gestire i corridoi della droga fino a destinazione finale, senza farsi più usare ma trattando alla pari con le mafie nostrane. Le stesse che, probabilmente, hanno appena smarrito circo due quintali di erba.

Ti potrebbe anche interessare:  “Niente droga, ecco come è morto George Michael”. L’annuncio a sorpresa dopo l’autopsia sul corpo dell’amata popstar. Lo stupore dei fan: cosa è davvero successo la notte di Natale