Aveva lanciato slogan diventati veri e propri tormentoni, scolpiti nella memoria di ogni italiano. Ora, però, per l’imprenditore che aveva dichiarato guerra alla calvizia ecco arrivare delle notizie brutte, bruttissime


 

“Salve… sono Cesare Ragazzi!”. Una frase che era diventata un vero e proprio slogan, entrata di diritto nell’immaginario comune degli italiani e trasformatasi presto in un immortale tormentone. L’imprenditore televisivo, diventato calvo da ragazzo e per questo da sempre sensibile ai problemi di calvizie, era d’altronde un simbolo del nostro paese, incarnazione vivente dell’eterna lotta dell’uomo contro l’avanzare del tempo e autore di tantissimi spot tutti diventati famosi sul piccolo schermo. Per chi avesse perso le tracce di quello che una volta era il “re dei capelli” nostrano, le notizie non sono però affatto buone. Anzi. È infatti stata diffusa in queste ore la notizia che Cesare Ragazzi ha patteggiato una pena di due anni e otto mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta. Come scrive il Corriere della Sera, il Gup del tribunale di Bologna Alberto Gamberini, dopo l’inchiesta condotta dal pubblico ministero Morena Plazzi, ha concesso il patteggiamento a due anni anche ad Alessia Ragazzi, figlia di Cesare, e a un altro imputato che per un periodo aveva ricoperto la carica di consigliere delegato. Sono stati invece tutti assolti i sei componenti, in diversi momenti, del collegio sindacale. Una storia che ha subito fatto il giro delle principali testate italiane lasciando gli utenti a bocca aperta. (Continua a leggere dopo al foto)



Il crac da 1,7 milioni di euro era avvenuto nel 2009 e i reati contestati si riferivano agli anni tra il 2002 e il 2008, quando Ragazzi, difeso dagli avvocati Gianluigi Lebro e Jader Ritrovato, aveva rivestito le cariche di presidente, amministratore unico e amministratore di fatto. L’accusa riguardava tra l’altro il meccanismo di “progressivo svuotamento del patrimonio societario” a favore di altre società, con omissioni delle annotazioni necessarie nel redigere i bilanci e le comunicazioni previste dalla legge, e poi operazioni contabili descritte come giroconti, quando si trattava invece di operazioni finanziarie tra le varie società della famiglia. (Continua a leggere dopo la foto)


 


 

Non c’è solo questo però, come emerso dalle ricostruzioni fatte negli scorsi mesi. Beni della società sarebbero poi stati distratti e dissipati, con l’accordo di “ingentissimi finanziamenti al di fuori di ogni criterio di utile gestione dell’impresa a favore di società direttamente o indirettamente riconducibili ad alcuni membri della famiglia Ragazzi”, finanziamenti per i quali “non effettuavano alcun tentativo di recupero delle somme prestate, nonostante la già palese condizione di insolvenza della Cesare Ragazzi”.

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