“È morto per un infarto”. Improvvisamente, senza che niente lo lasciasse minimamente presagire. Una morte che per anni era passata sotto silenzio, fino a ieri


 

Non esiste il delitto perfetto. E dopo 15 anni ecco che la verità è venuta a galla in tutto il suo dramma. I carabinieri hanno arrestato una donna di 43 anni, Barbara Bregamo, accusata di aver assoldato due sicari per uccidere con un’iniezione letale il compagno, l’imprenditore 60enne Santo Giuffrida, che finora si credeva morto per un infarto. Assieme alla donna, sono finite in manette altre tre persone. A far luce sull’omicidio sono state le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Luciano Cavallaro un anno fa La vicenda risale al dicembre 2002 e i contorni sono agghiaccianti. Stando al racconto del pentito, che ha permesso la riapertura del fascicolo archiviato come fosse stato un fatto naturale, confermato dalle successive indagini, nel gennaio 2001 la donna aveva dato incarico a un suo conoscente, Luciano Cavallaro, di far fuori il suo convivente, Santo Giuffrida. Cavallaro, a sua volta, affidò il compito a un suo conoscente, Francesco Indorato, che aggredì la vittima con un coltello, nel garage condominiale, ferendola gravemente, ma senza riuscire ad ucciderla. (Continua dopo la foto)



Così nel dicembre 2002, riporta il Giornale in un lungo e dettagliato articolo, la donna dà di nuovo incarico a Cavallaro di eliminare il suo convivente, che stavolta ha coinvolto Alfio Maugeri e Antonio Zuccarello. Nella notte del 9 dicembre, entrano in casa di Giuffrida e lo sorprendono nel sonno: gli iniettano un veleno e lo soffocano. All’epoca nessuno sospettò nulla e la morte fu ritenuta naturale per infarto fulminante. Il piano aveva funzionato. L’anno scorso, però, Cavallaro, che per l’omicidio era stato ricompensato con ventimila euro e una Bmw, ha raccontato tutto ai carabinieri. Le indagini per accertare quelle dichiarazioni sono durate un anno, ma alla fine gli inquirenti hanno trovato i riscontri. (Continua dopo le foto)


 


 

Per indurre gli indagati a confessare, i carabinieri hanno lasciato nell’auto di uno degli indagati un biglietto con la frase “sacciu comu tu e i to cumpari affucasturu u masculu di l’amica di Luciano 15 anni fa”, (cioè “Io so come tu e i tuoi compari avete soffocato l’uomo dell’amica di Luciano, quindici anni fa” in dialetto siciliano). Il biglietto ha messo in allarme il killer, spingendolo a confidarsi con un amico, a cui ha confessato: “”Sedici anni fa abbiamo fatto un omicidio, io ed altri due”. Intercettato. Così la verità è venuta a galla e per gli autori e la mandante sono scattate le manette. Come scrisse Conan Doyle in Silver Blaze, un cane che non abbaia conosce già.

“Papà, ho appena ucciso due persone”. Una tragedia assurda, senza spiegazione, che ha sconvolto un paese. Prima il brutale omicidio, poi quel messaggio inviato dal telefonino