“Rischio di morte improvvisa”. La notizia su Totò Riina si diffonde velocemente. Cosa sta succedendo in quella stanza dell’ospedale di Parma, dove il ‘capo dei capi’ è al 41bis


 

Non ce la fa più il boss di Cosa Nostra, Totò Riina, “a rischio di morte improvvisa”.Questo almeno quello che emerge dalla documentazione clinica acquisita dai giudici della sesta sezione penale del Tribunale di Milano dove Riina è imputato per le minacce formulate nei confronti del direttore del carcere di Opera Giacinto Siciliano. Nelle conclusioni della relazione che ricostruisce il quadro clinico del boss negli ultimi dodici mesi, il medico, Michele Riva, scrive che la cardiopatia di cui soffre Riina “espone costantemente il paziente a rischio di morte improvvisa”, oltre a condizionarne ogni attività. Sulla base anche di questa documentazione, il difensore di Totò Riina, l’avvocato Mirko Perlino, ha chiesto ai giudici di acquisire le cartelle cliniche del ‘capo dei capi’ per valutare se vada sottoposto a una perizia che chiarisca la sua capacità di stare in giudizio. Totò Riina, ha detto il legale, “non capisce ciò che gli viene detto e dalla relazione emerge che va a stare in giudizio un imputato che non si può esprimere, che è completamente dipendente in tutti i suoi atti quotidiani, a eccezione del mangiare cibo frullato. (Continua dopo la foto)








Lo stesso che non è in grado nemmeno di prendere una cornetta in mano per parlare col suo difensore perché gliela deve tenere in mano un agente della polizia penitenziaria”. Tuttavia i giudici hanno bocciato la richiesta della difesa e hanno deciso che Riina “è pienamente capace di intendere e di volere e quindi è capace di stare in giudizio”. Gli stessi hanno respinto anche l’istanza di una perizia per valutare la capacità processuale. Il Tribunale nell’ordinanza ha evidenziato che nella relazione dei medici di Parma viene scritto che il boss è “vigile” e “collaborante”. Lo scorso 27 giugno i giudici della sesta sezione (presidente Martorelli), accogliendo un’istanza dei legali Luca Cianferoni e Mirko Perlino, avevano stabilito che il carcere di Parma (Riina è in ospedale in regime detentivo) avrebbe dovuto trasmettere al Tribunale di Milano “con la massima sollecitudine”, oltre alle cartelle cliniche, anche una “breve relazione sanitaria”. (Continua dopo le foto)





 

La relazione avrebbe dovuto chiaramente specificare le condizioni “di salute” di Riina “soprattutto con riferimento” alla sua “capacità di stare in giudizio”. Relazione, poi trasmessa e firmata dal primario dell’ospedale Michele Riva, nella quale si parla appunto del “rischio di una morte improvvisa”, oltre che di un “paziente fragile” e dallo “eloquio scadente”. Oggi la difesa del boss aveva insistito sulla sospensione del processo milanese per l’incapacità dell’imputato di stare in giudizio. I giudici hanno quindi aggiornato il dibattimento al 17 ottobre.

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