Uccise sua figlia di appena quattro mesi affogandola durante il bagnetto. La vicenda di Mariana e della piccola Giulia, sconvolse tutti. A un anno di distanza ecco la decisione del giudice ed è (ancora) indignazione totale. Cosa è successo


 

Uccise la figlia di appena quattro mesi annegandola durante il bagnetto. Una vicenda agghiacciante che sconvolse tutta la Tuscia viterbese. La protagonista di questa macabra storia è Mariana Golovataia, 35, che il 20 luglio dell’anno scorso affogò la sua secondogenita mentre si trovava in casa anche il figlio più grande, di appena 5 anni. Processata con il rito abbreviato, la donna, è stata assolta per totale vizio di mente e sottoposta a misura di sicurezza presso una struttura specializzata nella cura dei malati psichiatrici. A riportare la notizia è Tusciaweb. La donna, difesa dagli avvocati Marco Valerio Mazzatosta e Giovanni Zerbini, è comparsa davanti al gip Francesco Rigato per un’udienza il cui esito, fin dal primo momento appariva scontato. Alla base di tutto una gravissima forma di depressione post-partum, curata con farmaci che non sono bastati a evitare la tragedia. Subito dopo il fermo, quando fu trovata in stato confusionale dal marito, Mariana venne trasferita nel reparto di medicina protetta di Belcolle, dove non fu in grado di sostenere l’interrogatorio di convalida del pm Franco Pacifici e del procuratore capo Paolo Auriemma a causa delle sue precarie condizioni psichiche. (continua dopo la foto)



In settembre era stata già trasferita nel reparto specializzato della casa di cura Villa Rosa. Pochi mesi fa, dopo che l’incidente probatorio ha confermato la sua assoluta incapacità intendere e di volere, ne è stato disposto il trasferimento presso una cosiddetta Rems, sigla che sta per “residenza per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria”. La 35enne è tuttora ospite della struttura di Pontecorvo, in provincia di Frosinone, la stessa in cui Mariana è destinata a rimanere per un tempo indeterminato, durante il quale sarà sottoposta a verifiche periodiche, per accertare l’efficacia del percorso terapeutico riabilitativo attivato su misura per il suo caso. Nessuna condanna, dunque, così come era scontata l’applicazione di una misura di sicurezza, presso una struttura specializzata, con finalità terapeutiche, rieducative e risocializzanti. (continua dopo le foto)



 

“Tutto sta proseguendo nel migliore dei modi. Il professor Zanasi è convinto che, se seguita in maniera adeguata, Mariana possa recuperare”, ha ribadito Mazzatosta, a margine dell’udienza. “Si è trattato di un’immane tragedia umana – ha commentato ancora l’avvocato – nessun mostro da mettere alla sbarra, nessuna madre da colpevolizzare: solo una donna preda della depressione post partum, incapace di rispondere di sé e delle sue azioni. Siamo ovviamente contenti che il gup abbia accolto le nostre richieste – ha sottolineato il legale – ma rimaniamo profondamente colpiti dalla tragedia che ha sconvolto questa famiglia e l’intera comunità di Orte”.

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