“È morto un uomo indimenticabile”. Tutta l’Italia lo ricorda per il dramma di Alfredino, il piccolo caduto nel pozzo di Vermicino in quel tragico giugno del 1981. Addio a uno degli eroi più amati degli ultimi trent’anni


 

È morto giovedì 29 giugno, Nando Broglio, il vigile del fuoco che per ore, giorno e notte, comunicò con tristemente celebre “Alfredino”, il ragazzino intrappolato a Vermicino in quel tragico giugno del 1981. Broglio fu il protagonista involontario di questa vicenda. Ha dedicato tutta la sua vita al corpo dei Vigili del fuoco, il signor Nando se ne è andato a 77 anni per un infarto, mentre era ricoverato in una casa di cura su via Tiburtina a causa dell’Alzhaimer di cui era malato da alcuni anni. “Il suo dialogo con mio figlio mi ha salvato la vita. Mi liberava dall’angoscia di dover essere io a parlare. Sicuramente sarei impazzita. Nando è la persona che mi è rimasta più cara in quell’occasione”, così ne parlava Franca Rampi,madre di Alfredino, qualche anno fa. La tragedia di Vermicino, paesino alle porte di Roma, è l’episodio che ha cambiato per sempre la cronaca e la televisione in Italia. Tutto il paese, per giorni, ha seguito in diretta televisiva le operazioni di recupero di Alfredo Rampi, da quel momento per tutti ‘Alfredino’, caduto in un pozzo. Una nazione intera ha sperato in un epilogo felice, un lieto fine, ma così, purtroppo non è stato, lasciando l’Italia in giorni neri di tristezza e malinconia. (Continua dopo la foto)



“In quel pozzo si cercava di tirar fuori la speranza”, raccontano tanti testimoni di quei tragici giorni. “Non c’era solo Alfredino in fondo a quel pozzo, ma la rappresentazione di una nazione allo sbaraglio, vuota, senza identità e con la voglia di vedere la luce. Tanti di noi si sono identificati in quel ragazzino”, commentano ancora, a distanza di tanti anni, le memorie storiche dei tempi che furono. Alfredino, con i genitori nella casa di campagna della Borghesiana, tra Roma e Frascati, cadde in un pozzo artesiano la sera del 10 giugno, e Broglio era nel secondo gruppo dei soccorritori arrivati sul posto la mattina dopo. Non si sarebbe staccato da lì fino alla fine. Quando si decise di stabilire un contatto con il bimbo, solo, infreddolito e al buio in quella che sarebbe diventata la sua tomba, la scelta cadde su Broglio. (Continua dopo le foto)



 

Toccò al vigile del fuoco, padre di quattro bambini, tentare di tenerlo sveglio, cantargli la sigla dei suoi cartoni animati preferiti, promettergli l’intervento di Mazinga e Jeeg Robot e un giro sull’autopompa. Mentre si dipanava il filo dei tentativi di soccorso – alcuni tanto improvvisati ed estemporanei da provocare polemiche e recriminazioni mai praticamente spente – e il luogo dell’incidente diventava un set affollato di giornalisti, operatori delle radio e tv private e centinaia di passanti e curiosi, il `pompiere eroe´ continuò a parlare col bambino, ininterrottamente, senza mai stancarsi, fino a quando uno dei medici presenti sul posto gli disse che era finita. Che dal filo non sarebbe salita più nessuna voce, nessun respiro.

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