Si è suicidato. Marco Prato, il killer di Luca Varani, si è tolto la vita nella notte. Cosa ha usato e cosa aveva scoperto in carcere


 

Il 21 giugno 2017 ci sarebbe stata la prima udienza ma marco Prato, il killer di Luca Varani, si è suicidato nella notte tra il 19 e il 20 giugno 2017, nel carcere di Velletri dove era stato trasferito da quello di Roma di Regina Coeli in attesa di giudizio. All’una e dieci Marco Prato, finito in carcere nella stessa cella del suo complice Manuel Foffo, si è tolto la vita. I due erano accusati di omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà e dai motivi abietti e futili, per aver ucciso il 4 marzo scorso il 23enne Luca Varani, nell’appartamento al Collatino in via Igino Giordani. Secondo quanto ricostruito dall’accusa, Prato e Foffo ‘’dopo aver fatto entrambi ripetuto uso di sostanze alcoliche e stupefacenti nei giorni antecedenti l’evento e dopo essere usciti di casa nella mattina del 4 marzo ed aver girato in macchina per le vie di Roma alla ricerca di un qualsiasi soggetto da uccidere o comunque da aggredire al solo fine di provocargli sofferenze fisiche e togliergli la vita”, sarebbero tornati nell’appartamento di Foffo, avrebbero contattato Varani con un sms e lo avrebbero invitato a raggiungerli per un incontro. A quel punto lo avrebbero fatto spogliare “sul presupposto di ottenere una prestazione sessuale” e, dopo averlo stordito con della droga, lo avrebbero aggredito selvaggiamente. Prima avrebbero provato a strangolarlo con una corda di nylon, poi lo avrebbero ferito a morte con più di 100 colpi di martello e di coltello. Continua a leggere dopo la foto



Mentre il suo complice aveva scelto il rito abbreviato ed era stato condannato a 30 anni di carcere, Marco Prato aveva scelto di farsi processare con il rito ordinario. Ma si è tolto la vita prima: è andato in bagno, poi ha infilato la testa in un sacchetto di plastica e ha respirato il gas contenuto nella bombola, quella in dotazione ai detenuti. Il processo era iniziato ad aprile: Prato continuava a insistere di essere innocente, di essere solo un succube di Foffo. Tra le altre cose – probabilmente il senso di colpa, la consapevolezza di non avere un futuro – in carcere aveva scoperto di essere sieropositivo. Continua a leggere dopo la foto



 

L’omicidio di Luca Varani è avvenuto il 4 marzo 2016. Durante le indagini, condotte dal pm Francesco Scavo, i due ragazzi si sono accusati a vicenda. “Io non ho ucciso Luca. Non sono stato io a colpirlo con il martello e con i coltelli. Ha fatto tutto Manuel Foffo che non ho avuto il coraggio di fermare. Lo amavo ed ero succube della sua personalità”, così si era difeso Prato nelle oltre sei ore di interrogatorio nel carcere romano di Regina Coeli.  “Dovevamo fare un gioco erotico ma poi Foffo si è scatenato contro di lui colpendolo ed io stupito non ho potuto impedirlo anche perché stordito da droga e alcol – ha continuato Prato durante l’interrogatorio – Foffo ha avuto un raptus violento ed io sono rimasto bloccato anche perché lo amo e sono succube”. 

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