“Il corpo di Yara…”. E sul caso Gambirasio arriva il colpo di scena. La nuova scoperta è di quelle che potrebbe rimettere tutto in discussione. E si torna a parlare della felpa della povera ragazzina uccisa nel 2010. Cosa sta succedendo


 

Non c’è pace al processo per Yara Gambirasio, oggi, una nuova ipotesi aleggia pesantemente nell’aria del tribunale. A rivelarla non è l’avvocato della difesa, bensì un gruppo di giornalisti del settimanale Oggi: secondo la rivista infatti, seppur “abbastanza improbabile” esiste uno scenario che cambierebbe di fatto tutte le carte in tavola. Sulla felpa dell’adolescente, infatti, secondo gli avvocati del carpentiere di Mapello potrebbero esserci infatti le prove che il corpo della povera Yara non è rimasto per tre mesi nel campo di Chignolo. La tesi si basa sulla relazione medico-legale di ben 470 pagine sulla quale l’anatomopatologa Cristina Cattaneo lavorò dal 28 febbraio all’11 agosto 2011 prima di consegnarla alla Procura. Cambierebbe tutto per Bossetti, allora? Secondo l’ipotesi della rivista però, la felpa di Yara, che lei indossava sotto il piumino e sopra la maglietta, non mostra le lacerazioni provocate dagli animali – in particolare i roditori – e la polvere di ossido di calcio. I due elementi sono presenti invece sul piumino, sulla maglietta azzurra, sui leggins e sui calzini che la ragazza indossava quando scomparve, la sera del 26 novembre 2010. (Continua dopo la foto)



Tutti, ad eccezione della felpa, presentano segni evidenti del passaggio di animali e della polvere di calce. I legali di Bossetti cercheranno ora di mettere in piedi una nuova linea difensiva, presentando sul tavolo dei giudici un nuovo punto di vista. L’ipotesi è che, dopo l’omicidio, a Yara siano stati sfilati il giubbino, la felpa e addirittura le scarpe. La ragazza sarebbe stata poi rivestita, poco prima dell’abbandono in quel campo. Se tale teoria venisse confermata lo scenario ricostruito dagli inquirenti cambierebbe. (Continua dopo le foto)



 

E’ sempre Oggi a mostrare le tabelle illustrative sulle lesività rilevate sugli abiti della vittima, tabelle che dimostrano che le lesioni tafonomiche (cioè le lesioni causate da agenti esterni all’organismo dopo la morte) compaiono due volte sul piumino, 11 sulla maglietta, sette sui pantaloni e due volte sulle calze. L’unico indumento a salvarsi è stata la felpa, che è senza lacerazioni. Figurano solo lesioni da taglio. Inoltre sulla felpa non c’è una sola traccia di sangue, nemmeno nel punto corrispondente a quello della maglietta (il fianco destro) intriso di sostanza ematica. Se i due indumenti fossero stati indossati assieme dovrebbero essere macchiati nello stesso punto. Cosa succederebbe quindi a Bossetti se questa tesi venisse avvalorata? Libertà, aggravanti? Cosa c’è in ballo?

Ti potrebbe anche interessare: “Ecco cosa gli fanno in carcere”. Massimo Bossetti, come passa le sue giornate di detenzione. Ma da Bergamo arrivano notizie choc: “La sua vita là dentro è un vero inferno, lo trattano in questo modo”