“Ecco come lo stanno trattando… i suoi resti in una scatola”. L’ultima vergogna italiana. Abbandonato così, nessuno si è più occupato di lui. Eppure, per molti, è un uomo degno di ogni onore


 

Una storia che sta facendo molto discutere, quella del ‘milite ignoto’ sepolto sotto la montagna della burocrazia. I suoi resti, risalenti alla Grande Guerra, vennero trovati nel 2015, ma si trovano ancora sepolto sotto un mucchio di scartoffie. Per un secolo il giovane soldato è stato ricoperto dalla ghiaia delle Dolomiti, senza aver avuto una degna sepoltura, poi è stato ritrovato tra la Marmolada e il Passo di San Pellegrino, da Livio Defrancesco e pareva finalmente arrivato il momento che l’Italia gli rendesse finalmente onore a questo eroe dimenticato. Ma la triste notizia è che i suoi resti sono rimasti dentro uno scatolone caserma della compagnia dei Carabinieri di Moena. Ad occuparsi della sepoltura sarebbe dovuto essere l’istituto interforze denominato “Onorcaduti”, usiamo il condizionale, perché questo gesto dovuto non è stato compiuto. Il milite ignoto faceva parte della 206.a, battaglione Val Cordevole, settimo reggimento al guidata dal capitano Arturo Andreoletti. (Continua a leggere dopo la foto)







Andreotti fu un grande alpinista, come ricorda Repubblica, “che ebbe il fegato di mandare a quel paese il generale Peppino Garibaldi per gli ordini che dava”. Mentre del giovane soldato si sa, dal femore recuperato sotto la Marmolada, che fosse molto alto per il suo tempo, intorno al metro e ottanta. Con tutta probabilità il giovane cadde da un dirupo e si ruppe la testa. Nell’inverno del 1916 caddero 18 metri di neve sulle Dolomiti e i soldati rimasero lì a difendere le posizioni. (Continua a leggere dopo le foto)








 

“Ero sotto la cima di Costabella a fare manutenzione dei sentieri – racconta a Repubblica il ritrovatore, Livio Defrancesco – e ho visto delle scarpe chiodate, tipiche di quella guerra in montagna. Le ho prese in mano e ho sentito che dietro venivano i piedi, la gamba, il corpo. Le ossa erano perfette, grandi più del normale. Accanto al corpo, un arpione per far sicurezza ai compagni, una gavetta e una bomba a mano. Niente piastrina di riconoscimento. L’elmetto era spezzato. Era stato chiaramente portato via da una valanga o da una frana”.

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