“È morto”. L’Italia è in lutto per la perdita di un uomo unico e straordinario. Era conosciuto e stimato in tutto il mondo per le sue idee e per il suo genio


 

È morto Giovanni Sartori, una delle personalità di spicco del nostro paese che con i suoi saggi ha contribuito a fare grande l’Italia. È stato tra i politologi più importanti della nazione, avrebbe compiuto 93 anni il prossimo 13 maggio. Nato a Firenze nel 1924 è diventato celebre per aver coniugato assieme scienza politica e efficacia divulgativa. A lui si devono espressioni come ‘Mattarellum’ e ‘Porcellum’. Per molto tempo è stato editorialista del Corriere della Sera e tra gli anni Novanta e gli anni Duemila era diventato un personaggio conosciuto in tv, in particolare a Ballarò e in particolare contro le riforme costituzionali dei governi Berlusconi. Nel capoluogo toscano aveva cominciato insegnare scienze politiche ed era stato anche preside della facoltà. Dal 1976 ha insegnato anche negli Stati Uniti, prima a Stanford e poi alla Columbia University di New York, della quale era professore emerito. (Continua a leggere dopo la foto)







La morte di Sartori non è una perdita solo per l’Italia,  visto che i suoi libri sono stati tradotti in più lingue e a lui si deve la più convincente descrizione teorica del sistema politico italiano. Oltre che per i termini oggi tanto in voga di Mattarellum e Porcellum e aveva coniato il termine “sultanato” per definire il fenomeno del berlusconismo. Questo per dire che una voce fuori dal coro della politica italiana è sempre stato e che proprio per la sua arguzia mentale è riuscito imporsi anche a livello internazionale. (Continua a leggere dopo le foto)








 

Laico ai limiti dell’anticlericalismo, Sartori è sempre stato molto severo con la Chiesa cattolica per la sua posizione sul controllo delle nascite. Lo allarmava la condizione generale del pianeta, soprattutto per via della sovrappopolazione e della penuria d’acqua: anche qui era agli antipodi della destra indifferente ai rischi del mutamento climatico o addirittura propensa a negarli. Peraltro i suoi bersagli appartenevano a tutto lo spettro politico: indicava un sistema elettorale uninominale a doppio turno come la soluzione migliore per riassestare la nostra vita pubblica, ma doveva constatare con amarezza che i suoi suggerimenti restavano inascoltati.

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