“Ho visto Angela! Ne sono sicura”. La piccola Celentano scomparsa 21 anni è stata inghiottita in un mistero. La famiglia non si è mai arresa e adesso questa testimonianza che riapre il caso. “Una madre non può mollare, mai”


 

Il dramma della scomparsa di Angela Celentano non ha fine. La ricerca della bambina di tre anni scomparsa dal Monte Faito il 10 agosto del 1996 è senza sosta, mentre prosegue la disperata ricerca dei genitori della piccola, riaffiora una testimonianza dal passato che, all’epoca dei fatti, svanì nel nulla, ma adesso riapre il caso. Come riporta il Corriere circa 21 anni fa una donna segnalò di aver visto una bambina simile ad Angela su un bus. La testimone, una romana tra i 30 e i 40 anni adesso con quella segnalazione ha dato vigore alla pista che porta gli inquirenti in Messico. Infatti la bambina durante l’avvistamento venne chiamata col nome Angelita. “Era lei, la piccola scomparsa di cui parlavano tutti. Quell’uomo la chiamava Angelita! Voleva che la seguisse e se la portò via. Quindi avevo ragione”, ha affermato la donna. La pista messicana è stata molte volte tirata fuori dalla famiglia Celentano che negli ultimi tempi attraverso il loro legale Luigi Ferrandinohanno chiesto al Governo italiano “di farsi promotore di un’azione di sensibilizzazione nei confronti delle autorità messicane”, per informare i cittadini e aiutare le ricerche. (Continua a leggere dopo la foto)






“Doveva essere settembre – continua ala testimonianza della donna – a Roma faceva ancora caldo. Il caso era successo da poco, quell’estate o la precedente. Il viso della piccola sorridente era sempre in tv e sui giornali. Ero sull’autobus che ancora porta dalla Casilina alla Tuscolana, il 558, e d’un tratto li vidi. Lui, un giovane straniero, trasandato, un po’ scuro di pelle, alto circa 1 metro e 75, era in piedi tenendosi al corrimano, mentre la bambina, abito traforato e sandaletti bianchi, capelli scuri sulle spalle, era seduta, imbronciata. Scesero sul viale che costeggia l’aeroporto di Centocelle, dove c’era il campo zingari. Osservai la scena per bene. La porta si stava aprendo e lei non voleva seguirlo. L’uomo insisteva strillandole ‘Angelita, vamos!’, fino a che la prese per una mano strattonandola e se la portò via”. (Continua a leggere dopo le foto) 








 

Poi quel collegamento con la scomparsa della bambina sul monte Faito: “La somiglianza era forte e mi colpì la diversa estrazione, non potevano essere padre e figlia”. Poi la telefonata alla polizia: “Due poliziotti del commissariato di Centocelle la mattina dopo vennero a trovarmi nell’istituto di formazione dove frequentavo un corso di informatica, in via Alessandro Della Seta, per mostrarmi la foto. L’immagine era scura, su un foglio bianco, tipo fax, ma la riconobbi. Ribadii più volte che l’uomo parlava spagnolo: avevo fatto il linguistico e gli accenti li riconoscevo bene”. Infine la donna si mette nuovamente a disposizione degli inquirenti: “La mia telefonata di allora immagino sia stata registrata e sono pronta a presentarmi di nuovo alla polizia per deporre, certo”.

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