“Andiamocene tanto è morto”, la frase choc che sconvolge un paese intero. Particolari agghiaccianti riguardo l’omicidio del giovane Emanuele. A parlare un suo caro amico e testimone oculare: “Poi è arrivata lei, ha sputato e se n’è andata”. Il racconto


 

Non c’è pace per gli amici di Emanuele Morganti, il ragazzo ammazzato ad Alatri qualche giorno fa. A parlare questa volta è un caro amico della vittima, Gianmarco Ceccani, ancora completamente sotto choc. Come racconta Libero, “il ragazzo si isola, prova a sfogarsi assieme agli amici più stretti che, nel bar di sua mamma, il bar Angels, si ritrovano da sempre per trascorrere insieme i momenti più intimi e spensierati”. Eppure, lui che in tutti i modi ha provato a difendere Emanuele Morganti dalla furia degli assalitori, non si dà pace. “Era a due metri da me, sarebbe potuta finire in modo diverso, sarebbe potuto essere qui a bere insieme a noi”, sussurra. “Il battibecco è cominciato al bancone per qualche spallata di troppo – dice -. Poi i buttafuori hanno preso Emanuele e l’hanno portato all’esterno del locale già con violenza”. Una volta fuori, secondo Riccardo, c’era così tanta gente che lui e Marco riuscivano a muoversi a fatica tra le persone per andare ad aiutare Emanuele, mentre in pochi minuti si consumava la carneficina. “Mentre Emanuele era a terra inerme e perdeva conoscenza ho provato ad estrargli la lingua dalla gola per evitare che soffocasse – rivela -. Prima da solo, poi con un infermiere del 118”. (Continua dopo la foto)







“Paolo Palmisani nel frattempo sogghignava, è andato dalla sua ragazza e le ha detto ‘Andiamo, dammi le chiavi che tanto questo è morto’, e lei, sputando a terra, ha aggiunto ‘Così impara a mettersi contro la mia famiglia’”. Appena arrivati sul posto i tre carabinieri hanno preso in custodia Gianmarco perché aveva dei graffi sul viso e hanno pensato fosse responsabile. Uno di loro, riferendosi a Emanuele, mi ha detto: “Il tuo amico è inciampato e ha battuto la testa addosso alla macchina”. (Continua dopo le foto)








 

In tutto questo, approfittando dell’equivoco, Paolo e Mario continuavano ad aggirarsi attorno a piazza Regina Margherita prendendosi quasi gioco dei protagonisti. Poi a parlare è un altro ragazzo che precisa: “Perché si parla ancora di omertà? Quasi tutti quelli che stavano fuori dal Mirò e tutti quelli che conoscevano Emanuele hanno da subito fatto nomi e cognomi alle forze dell’ ordine. Non c’è bisogno di testimonianze, le hanno avute da subito”. Una vicenda orribile che col tempo fa emergere tutti i dettagli, anche quelli più agghiaccianti.

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