“Tommaso! Tommaso!”: l’urlo straziante squarcia la notte. Doveva essere una fuga romantica sul lago, per due adolescenti innamorati. Ma una disattenzione, la paura e il panico hanno trasformato la gita notturna in un’orribile tragedia. Cosa è successo


 

Una romantica gita sul lago, così se l’erano immaginata Tommaso Corazza, 18 anni e Gaia, 17, ma invece l’escursione si è trasformata in tragedia. I due giovani avevano programmato tutto con cura. Erano andati con la loro minicar alle 3 di notte sulla spiaggetta del lago di Revine in provincia di Treviso, hanno preso uno dei sei pedaló della Pro loco che erano parcheggiati sul prato, lasciati in manutenzione a una quindicina di metri dal lago. L’hanno messo in acqua, coperti dal buio della notte. Una volta saliti a bordo hanno percorso circa 200 metri allontanandosi dalla riva, pedalando insieme. Il loro intento era forse quello di fermarsi su una piccola piattaforma in legno e trascorrere qualche minuto insieme prima di rientrare a casa. Ma quando hanno raggiunto il centro del lago si sono accorti che il pedalò in plastica aveva iniziato a imbarcare acqua. Nella concitazione della notte, infatti, i ragazzi non si erano accorti che l’imbarcazione era priva del tappo di sicurezza e dunque avrebbe imbarcato acqua. (Continua a leggere dopo la foto)






I pedalò, infatti, nella stagione invernale sono lasciati in rimessaggio senza le sicurezze che ne consentono l’uso con i bagnanti. Tommaso e Gaia non lo sapevano, presi dalla loro avventura notturna. Una distrazione fatale, perché dal foro nello scafo è iniziata a entrare acqua: il lago si è trasformato in una trappola mortale. I due ragazzi, terrorizzati, si sono gettati in acqua per raggiungere a nuoto la riva. Il punto più profondo in quel tratto è di quindici metri. A creare problemi sono state anche le alghe che prosperano nel lago. Una bracciata dietro l’altra Tommaso e Gaia hanno cercato di raggiungere la riva. Arrivata a una quarantina di metri, la ragazza si è resa conto che il compagno che non ce la faceva più. Messasi in salvo Gaia ha suonato al citofono di una donna che abita nei pressi: “Ha suonato il campanello ho guardato la sveglia: erano le 3.30. Ho aperto la finestra e una voce concitata mi ha detto: ‘Sono al Lago’. Poi ho notato che la ragazza era inzuppata. Diceva che c’era bisogno di soccorso. Così con il mio compagno siamo usciti e l’abbiamo raggiunta”. (Continua a leggere dopo le foto)








 

Lei urlava a squarciagola: “Tommaso! Tommaso” e indicava il punto in cui per l’ultima volta l’aveva visto. “Non si vedeva nulla – testimonia la donna – mi ha detto che non stavano facendo nulla di male, che erano qui solo per vedere il lago”. Sono momenti concitati, ma la giovane comunque riesce, ancor prima di chiedere aiuto ai residenti, a chiamare il 118. Il Suem invia a Lago un’ambulanza, l’infermiere soccorre la 17enne in evidente stato di ipotermia, poi arrivano carabinieri e vigili del fuoco. L’area viene illuminata a giorno e scattano le ricerche. Altri residenti si svegliano. Capiscono che è successo qualcosa. Sono ore di angoscia e di speranza. Alle 9.15 il corpo del giovane viene ritrovato, a quel punto l’unico epilogo possibile.

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