”Mi sento scoppiare la testa”, dice al marito nel cuore della notte. Poi arrivano i conati di vomito e corrono in ospedale. Lì la tragica scoperta. Doppia, purtroppo. Cosa è successo (tristezza infinita)


 

Abitava a Sant’Elena con il compagno, in quella stessa casa dove sarebbe dovuto vivere anche il figlio dei due, Edoardo, nel grembo della madre da 5 mesi. Una tragedia improvvisa, che non si poteva minimamente immaginare. “Mi sento la testa scoppiare”, e in pochi minuti un aneurisma cerebrale, senza preavviso, se l’è portata via, nel fiore della vita, e con lei il piccolo Edoardo che portava in grembo, nonostante i tentativi dei medici di salvare almeno il bimbo. Tutta Maerne, dov’era sempre vissuta fino a un anno fa, e la sua amata Venezia, dove ha sempre lavorato come commessa e dov’era andata a convivere da poco con il compagno Jacopo Collavini, sono scosse dal crudele destino toccato a soli 31 anni a Monia Benato. (Continua dopo la foto)








Il dramma alle 3 di notte nella casa di Sant’Elena dove risiedeva. “D’un tratto si è svegliata con conati di vomito”, racconta in lacrime Jacopo, veneziano e gondoliere: una situazione normale, per chi, come lei, era in stato interessante, al quinto mese. La scorsa settimana, infatti, Monia stava parlando con il fidanzato, del più e del meno come si è soliti fare dopo una giornata di lavoro, quando improvvisamente ha cominciato ad avvertire un forte dolore alla testa, poi il vomito e la perdita dei sensi.

Il compagno non si è perso d’animo, ha subito chiamato il padre e il 118: il primo si è occupato di rianimarla, fino a che non ha ripreso i sensi, i sanitari del 118, invece, dopo aver intuito la gravità della situazione l’hanno trasportata immediatamente all’ospedale di Venezia. La giovane è stata quindi trasferita prima all’Angelo di Mestre, poi a Padova. (Continua dopo le foto)





 

Ma i tentativi di salvare lei , colpita da un terribile aneurisma e il figlio che portava in grembo sono stati, purtroppo, vani. I medici hanno provato a fare di tutto per il feto, ma i rischi erano troppo elevati. Mercoledì sono state quindi staccate le macchine, in accordo con il Comitato etico di Padova. “Una doppia vita spezzata“, come riportano i quotidiani locali.

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