“Sono sopravvissuto è vero, ma ora vivo così”. Hotel Rigopiano, a quasi un mese dalla tragedia che ha stroncato la vita a 29 persone, Fabio Salzetta, il 26enne scampato per pochi secondi alla tragedia


 

È passato quasi un mese dalla tragedia dell’Hotel Rigopiano. Un mesa da quando un’enorme valanga si è staccata dal picco della montagna travolgendo l’albergo spazzando via 29 vite in un istante. Di quel giorno è rimasto il dolore e 11 anime che raccontano l’orrore di quelle ore. Uno di questi è Fabio Salzetta, uno dei due uomini che l'”assassina silenziosa”, come la chiama lui, non ha toccato. Per un miracolo, per una manciata di secondi e di centimetri. Ma il suo ruolo, in questa storia, va molto oltre quello del sopravvissuto. Quando i finanzieri con gli sci all’alba del giovedì sono arrivati a salvarlo, lui ha voluto rimanere lì. Era l’unico a sapere dove si trovavano le persone un istante prima della slavina, è rimasto lassù per cinque giorni. A indicare punti nella neve, a urlare nel nulla il nome di sua sorella Linda, tra le vittime della tragedia. Adesso, ha trovato la forza di parlare. “Mi chiamano eroe, ma gli eroi non hanno paura del buio”. Neanche lui aveva paura del buio, prima. (Continua dopo la foto)



Prima di quel mercoledì 18 gennaio, prima della valanga, prima quando sua sorella era viva e lavoravano insieme all’Hotel Rigopiano. “Non riesco più a stare nei luoghi bui, devo dormire con la luce accesa. A ventisei anni…mi credete?”.Un dramma che serpeggiava nell’aria, del quale, racconta Fabio, era come si avesse una sensazione: “La mattina del 18, prima della valanga. Eravamo tutti agitati, volevamo andarcene. Era l’effetto del terremoto. Quattro scosse forti. Avevano diffuso il panico infatti gli ospiti si erano messi nelle stanze con i tetti in legno”.

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Poi prosegue: “Volevamo scappare, ma la strada era completamente bloccata dalla neve. Dalle 8 del mattino mi ero messo a spalare nel parcheggio dietro l’hotel, così gli ospiti con i bagagli già fatti erano riusciti a incolonnarsi con le macchine sul vialetto. Erano pronti. Me la ricordo bene quella fila di auto, le facce nervose…”. Facce destinate a chiudere gli occhi per sempre.

“Ci sono morti, aiutateci”. Mentre i soccorritori lavorano ancora alla ricerca dei dispersi dell’hotel Rigopiano, arriva un SOS da un altro paesino abruzzese sommerso dalla neve