“Una valanga sull’albergo? Una bufala da imbecilli…”. Ecco l’agghiacciante telefonata pochi minuti dopo che la frana aveva distrutto l’hotel Rigopiano. Quelle parole che hanno fatto il giro del web


 

La telefonata del grande equivoco, quella che ha fatto il giro del web e scatenato polemiche a non finire mentre gli italiani seguono ancora col fiato sospeso le operazioni di soccorso all’hotel Rigopiano. A riportare gli estratti di quello scambio di battute è La Repubblica. “Sono Marcella di cognome, Quintino di nome”. Per quattro volte il ristoratore di Silvi Marina declina le sue generalità alle 18.20 di mercoledì 18 gennaio. Per quattro volte l’uomo si sente rispondere da una funzionaria di alto livello della prefettura, con tono infastidito, che “l’hotel Rigopiano non è crollato”, che “questa storia gira da stamattina” e che si sta sbagliando perché a essere crollata è “la stalla di Martinelli, quello delle pecore”. Tutto un gigantesco malinteso, terribile se pensiamo a cosa stava realmente accadendo. Durato per tutti i cinque minuti circa della chiamata che il centralino del 113 girò alla sala operativa del Ccs, il Centro di coordinamento dei soccorsi attivato la mattina stessa nella prefettura di Pescara. (Continua a leggere dopo la foto)






“L’albergo di Rigopiano è crollato, non c’è più niente” scrive Marcella, dicendo di aver parlato con il cuoco della struttura. “Questa storia gira da stamattina. I vigili del fuoco hanno fatto le verifiche a Rigopiano, è crollata la stalla di Martinelli” risponde la funzionaria. “No, no! Il mio cuoco mi ha contattato su WhatsApp 5 minuti fa, ha i bimbi là sotto… sta piangendo, è in macchina… per favore”. (Continua a leggere dopo la foto)






 



 

E ancora: “Ma come è possibile?” chiede Marcella. “La mamma dell’imbecille è sempre incinta – si sente rispondere – Il telefonino… si vede che gliel’hanno preso…”. La funzionaria pensa a uno scherzo. Ipotizza che qualcuno possa aver preso il cellulare di Giampiero Parete e abbia mandato un finto allarme a Quintino. Lo dice perché ha parlato con Di Tommaso, il direttore dell’albergo, che però nel frattempo è a Pescara e non sapendo nulla non può dare conferme su frane o valanghe. La realtà, purtroppo, si rivelerà molto più terribile.

“Ci sono morti, aiutateci”. Mentre i soccorritori lavorano ancora alla ricerca dei dispersi dell’hotel Rigopiano, arriva un SOS da un altro paesino abruzzese sommerso dalla neve

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