“Mattia? Che deve capire… È solo un pirla”: parla il padre del ragazzo No Expo


 

“Prenderlo a sberle come ha fatto la mamma di Baltimora? Devo essere onesto, 4 schiaffoni glieli avrei anche dati volentieri. Però mio figlio ha quasi 21 anni, che cosa avrei risolto così? Ci ho pensato ma mi sono trattenuto”. È Vincenzo Sangermano, il padre di Mattia, a parlare. Mattia è il ragazzo 21enne che venerdì sera ha fatto il giro dei telegiornali e della rete per le sue frasi inneggianti alla violenza di manifestanti anti Expo che hanno devastato il cuore di Milano.

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Mattia e la sua famiglia vivono a Lacchiarella, un paesino di 8mila anime, e, come spiega il padre, visibilmente scosso e arrabbiato per quello che è accaduto, sono una famiglia normale. “Mio figlio non è uno sbandato – spiega – è solo un pirla. Non appartiene a gruppi politici e se gli chiedete i motivi della manifestazione no Expo fa confusione. Si è infilato in una storia più grande di lui”. Il padre, operaio in una ditta della zona, racconta di aver visto l’intervista sul cellulare: “L’ho subito cercato e quando è tornato a casa io e mia moglie lo abbiamo affrontato. Abbiamo litigato per ore. Ma ancora adesso non sa dare un vero perché a queste frasi assurde”. Expo, per Vincenzo, è un’opportunità di lavoro per tanti. Poi parla Mattia, che cerca di giustificarsi: “Forse non sono stato capito. Partecipare alla manifestazione mi ha caricato di emozioni, anche se ci sono capitato per caso. Io le rivoluzioni le ho lette soltanto sui libri di scuola e mi sembrava di farne parte in quel momento. Lottare per chi muore di fame nel mondo. Ma non fatto nulla, non ho rotto o danneggiato nulla”. Vincenzo è fermo sulla sua posizione, non ci sono giustificazioni per la violenza e, a nome anche di sua moglie, chiede scusa. A questo poi va aggiunta la vergogna. Vivono in piccolo centro e, oltre alle voci di paese, ci hanno pensato anche i social network a metterli alla gogna: “Continuiamo a ricevere telefonate anonime di insulti – conclude. Io li capisco. Ora pensiamo di rivolgerci a uno specialista per capire dove abbiamo sbagliato come genitori”.

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