Scomparsa di Guerrina, il giallo a un passo dalla soluzione: quei resti sarebbero suoi


 

Da quel macabro ritrovamento avvenuto sabato 4 aprile a Ca’ Raffaello sembrano attendere una conferma: ormai in tanti pensano che quelle ossa ritrovate nel piccolo cimitero di San Gianni siano di Guerrina Piscaglia, la donna scomparsa il 1 maggio del 2014. Non ci sono altre evidenze investigative che sembrano battere altre piste, lasciando come principale il coinvolgimento – a titolo non ancora chiaro – di padre Gratien Alabi, il prete congolese del paesino della provincia di Arezzo che con Guerrina aveva rapporti personali accertati. La voce che gira tra addetti ai lavori e conoscenti della donna svanita nel nulla è che mancherebbe solo la conferma definitiva che quello scheletro rinvenuto dentro il piccolo ossario a pochi chilometri da Sestino, è veramente il corpo di Guerrina.

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I carabinieri del Ris di Roma stanno facendo verifiche approfondite sulle ossa recuperate. I tessuti ossei sono stati immersi in speciali liquidi e sottoposti ieri anche a una Tac. Per ricomporre almeno un tassello di questo mosaico inquietante, serve l’estrazione completa del Dna dai resti umani ritrovati: una risposta scientificamente perfetta, inconfutabile, della comparazione con il profilo di Guerrina.

Quel che è certro è che ciò che resta di un corpo umano non doveva essere in quell’ossario, come spiegano gli addetti del cimitero: la cassa toracica che è stata ricomposta con i pezzi recuperati dalla botola, è completa e aveva ancora carne, pelle e cartilagine attaccati. Ma le salme che vengono per legge trasferite nell’ossario, devono avere già subito una decomposizione completa.

Tra i resti rinvenuti, altri particolari agghiaccianti. Ci sono parti di gambe e braccia e il cranio, ma senza mandibola. Il cadavere ritrovato potrebbe essere stato prima bruciato, ma la combustione non avrebbe fatto in tempo a eliminare ogni traccia. L’ipotesi più probabile è che il corpo sia stato nascosto sotto terra per un po’ di tempo. E poi, in un secondo momento, disseppellito per essere fatto a pezzi e poi gettato nell’ossario di San Gianni. Ad avvalorare questa tesi c’è anche un particolare: nelnovembre del 2014 l’ossario è stato aperto dal personale autorizzato che non avrebbe notato la presenza di resti “freschi”. Sono stati messi lì successivamente mentre le indagini si stavano intensificando? Qualcuno aveva il timore che il cadavere fosse trovato nel primo luogo dove è stato sepolto? Chi avrebbe agito lo avrebbe fatto in modo approssimativo, forse per fretta o poca esperienza e per tagliare le parti del corpo potrebbe aver utilizzato una sega o un coltello affilato, usato solitamente per disossare carne animale.

E c’è una sensazione ulteriore: la posizione del sacerdote è sempre più critica e non è da escludere che sia già arrivata la richiesta di arresto a suo carico. Se il capo d’imputazione resterà quello di favoreggiamento in omicidio o sequestro di persona, infatti, gli inquirenti non potrebbero rinnovare il suo divieto di espatrio, che scade il 25 aprile. La svolta di questo giallo, comunque, sembra vicina: gli esami sui resti diranno una buona parte della verità.

Guerrina Piscaglia, i resti del corpo compatibili. E c’è di mezzo una sensitiva…