Ha ucciso il suo capo perché temeva di essere licenziato. E invece stava per promuoverlo


 

Massimo Donatini non stava per essere licenziato, ma doveva semplicemente tenere un corso di aggiornamento professionale. Ma per lui quello era l’inizio della fine della sua carriera. Ha ucciso per nulla, quindi, perché Francesco Sodini, il suo caporeparto, non aveva mai preso in considerazione l’idea di licenziarlo poiché quel corso serviva in vista di una futura promozione, ma lui lo ha freddato con 13 colpi di pistola. Donatini, 43 anni, operaio in una cartiera a Porcari (Lucca), ha ucciso Francesco Sodini, 52 anni, perché aveva frainteso la faccenda.

(continua dopo la foto)







All’alba di martedì 7 aprile ha percorso a piedi quasi otto chilometri, per essere puntuale alle 7 del mattino davanti al suo caporeparto, lo ha ucciso con tredici colpi sparati dalla pistola rubata al padre il giorno prima, poi si è messo di nuovo a correre, per altri tre chilometri, fino a raggiungere il comando provinciale dei carabinieri. Davanti ai militari si è sfgogato: “Temevo di essere licenziato, questa è la pistola con cui ho ucciso”‘.

Eppure, ha ribadito l’amministratore delegato della società in cui lavorava Donatini, “mai, in nessun modo, erano emersi in azienda elementi che potessero far presumere un’esplosione di violenza da parte di un operaio modello, anche lui nostro collaboratore da oltre 25 anni. Nessuna ipotesi di riduzione di personale lo aveva visto coinvolto né lo avrebbe coinvolto in futuro”.

Crisi tragica: teme il licenziamento e uccide il caporeparto. E la moglie vede tutto…

 

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a redazione@caffeinamagazine.it