Processo Meredith, parla Lumumba: “Ecco cosa farei se mi trovassi di fronte Amanda…”


 

Patrick Lumumba, il calunniato dalla Knox nel processo su Meredith Kercher, intervistato da Giuseppe Cruciani e David Parenzo su La Zanzara, punta il dito: “L’assoluzione di Amanda Knox mi ha addolorato”. Lumumba, all’epoca dell’omicidio, finì in carcere dopo le accuse (false) della Knox, che lavorava proprio nel suo bar. La ragazza di Seattle lo accusò dell’omicidio, ma Lumumba non c’entrava nulla. Le accuse del calunniato sono pesanti: “E’ colpevole, ne sono certo”. E ancora: “Amanda si è salvata perché è americana e approfitta della posizione del suo Paese, che è un Paese potente. Ha fatto molti soldi, e la giustizia di oggi sulla terra non condanna mai i ricchi”. Il congolese continua: “Oltre alle cose certe che sono venute fuori sulla sua colpevolezza c’è il fatto che mi ha calunniato. Per quale motivo? Non ci credo che era sotto stress”.

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Secondo le ricostruzioni dell’inchiesta, tra Lumumba e la sua dipendente Knox non correva buon sangue, tanto che prima dell’omicidio pensava di licenziarla per gli atteggiamenti troppo “libertini” che aveva con i clienti del suo bar. Lumumba riprende, puntando il dito anche contro lo Stato: “Ho preso solo 8mila euro di risarcimento (per ingiusta detenzione), ma Amanda è negli Stati Uniti. Se me la trovassi di fronte le chiederei dei soldi, sicuramente. Ma dipende solo dalla sua volontà”. “E’ lo Stato italiano che mi ha danneggiato – prosegue il congolese – perché non è stato in grado di valutare quello che ha detto contro di me. Alla fine mi ha dato solo 8mila euro, ma ha una grande responsabilità”. E ancora: “Non capisco niente della giustizia italiana, veramente niente. Ma sono sicuro che Amanda sa chi ha ucciso la povera Meredith, deve sapere cosa è successo. Sono convinto. Lei è furba, furbissima. Una grande attrice, un grande talento per recitare. Non è una battuta, sa come ottenere quello che vuole”, conclude sibillino Lumumba.

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