Coppia uccisa, “Un debito con i mafiosi, lo sgarro, la crudeltà del boss. E poi… la condanna a morte”


 

Si scava nella vita di Trifone Ragone e Teresa Costanza, i due giovani uccisi nella loro auto a Pordenone in circostanze ancora misteriose. Le piste degli inquirenti sono tutte aperte e appare probabile che le ragioni della spietata esecuzione siano da ricercare proprio nella vita “parallela” che i due conducevano, tra passioni per lo sport, le frequentazioni dei locali notturni e le loro attività secondarie di accompagnatore e ballerina di lap dance. Ma c’è chi ipotizza la pista della vendetta maturata in un ambiente malavitoso. E’ la nota criminologa Roberta Bruzzone che parla anche di una esecuzione ordinata da un boss. Intervistata dal Gazzettino, ritiene che “la pista più plausibile mi sembra quella di una vendetta. Penso a uno sgarro, a un grosso guaio in cui si sono cacciati questi due ragazzi. Una situazione che in quei giorni ha avuto un’escalation”. Forse “un debito con persone che gravitano in certe aree malavitose”. Bruzzone sembra escludere la pista passionale: “Con una reazione del genere? L’offesa non è proporzionale alle conseguenze, a meno che l’interessata non sia la donna di qualche boss locale e allora l’offesa viene lavata con il sangue. Se il movente è passionale, è preceduto da qualche avvisaglia, non arrivo subito a uccidere, c’è una progressione. A mio parere è difficile parlare di pista passionale se le persone coinvolte non hanno a che fare con certi ambienti”.

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La criminologa ritiene che sarebbe utile concentrare le indagini  sulla vita di Trifone Ragone, “ritengo che sia alla base di questo brutale duplice delitto”, mentre conferma che la fidanzata è stata uccisa “perché lei sapeva, era al corrente di qualcosa”. Sul profilo del sicario la Bruzzone dice che “dalle modalità esecutive e dalla noncuranza con cui ha operato, direi che l’omicidio su commissione è l’ipotesi più verosimile. Ha avuto l’atteggiamento di chi è avvezzo a questo tipo di esecuzione, magari è bassa manovalanza. Ha usato un’arma poco efficace ed è riuscito comunque ad andare a segno e a eliminare due persone”.

E poi sulla brutalità, c’era il desiderio di giustiziare i due? “È inevitabile il clamore mediatico dopo un gesto del genere, quindi c’è il desiderio di uccidere, ma anche la volontà di dare una lezione a tutti: guardate quello che succede a chi sgarra. Altrimenti usi altri metodi, non così violenti”.

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