Loris, “ecco chi è l’unica persona che potrebbe risolvere il caso, ma non viene sentita”. Perché?


“C’è soltanto una persona in grado di confermare o smentire la versione di Veronica Panarello quando dice che la mattina del 29 novembre è entrata in macchina con i due figli per poi lasciare Loris vicino alla scuola. Anzi, c’era, perché adesso non è più possibile. E questa rischia di essere una delle diverse pecche di una indagine che si è indirizzata da subito a senso unico, ovvero l’assassina del bambino di otto anni di Santa Croce Camerina è la mamma, punto. Tutto ciò che va in direzione opposta rispetto alla tesi di partenza non merita neppure di essere approfondito”. A parlare, con tono polemico ma argomentato, è Carmelo Abbate, cronista di Panorama e volto della trasmissione Quarto Grado. Abbate sottolinea che polizia e procura di Ragusa partono da quella che per loro è una certezza: le immagini delle telecamere che smentiscono la versione di Veronica. In particolare, la donna viene messa alle strette dalle prime immagini del mattino, riprese da una telecamera situata di fronte casa, che la riprendono uscire con i due figli e andare verso la macchina. Ma a questo punto, sulla base di un video sbiadito e fotogrammi non proprio nitidi, si vede la sagoma di un bambino, compatibile con quella di Loris, girare i tacchi e rientrare nel portone di casa, dove la mamma lo avrebbe trovato al suo rientro e ammazzato.

(continua dopo la foto)



Ma la mamma dice che non è così perché “Loris è salito in macchina con me e Diego”. E qui l’affondo del cronista: “Possibile che nessuno gli abbia mai chiesto di quella mattina? Eppure la versione di Diego potrebbe aver avuto un ruolo importante, più delle telecamere piazzate lungo il percorso e della testimonianza di mamme e vigilessa messe insieme. Se non altro avrebbe potuto raccontare se Loris e la mamma avevano litigato e perché. O se magari c’era qualcun altro in macchina. Niente”. Nelle carte processuali, difatti, del piccolo Diego non c’è traccia, gli inquirenti non gli hanno parlato, fatto nessuna domanda. Eppure, insiste Abbate, la legge lo consente, attraverso quella che si chiama “audizione protetta”: un bambino può essere sentito a partire dai 4 anni, le domande le fa uno psicologo, che ha ricevuto incarico da parte del giudice.

Caso Loris, ecco i video che hanno incastrato Veronica