Concordia, Schettino in lacrime all’ultima udienza: “Quella sera sono morto anch’io”


C’è grande attesa per la sentenza sul naufragio della Costa Concordia. L’avvocato di Francesco Schettino spera in una decisione mite per l’ex comandante, ma l’opinione pubblica si attende una punizione esemplare. Intanto Schettino, unico imputato, crolla in aula: “Con le 32 vittime del naufragio sono morto anche io”. Proprio con queste parole, e con le lacrime agli occhi, ha concluso il suo breve intervento nell’ultima udienza del processo, che si celebra a Grosseto. “Sono stato accusato di mancanza di sensibilità per le vittime: cospargersi il capo di cenere è un modo per esibire i propri sentimenti. Una scelta che non ho fatto. Il dolore non va esibito per strumentalizzarlo”, ha detto leggendo un testo alla corte. Schettino ha parlato di “momenti di dolore che ho condiviso coi naufraghi a casa mia”, ma dicendo questo è scoppiato a piangere. Perché, a suo dire, “non è stata compreso che quel 13 gennaio sono morto anch’io. Dopo tre giorni la mia testa è stata offerta per degli interessi, da quando c’è stata la divulgazione di atti processuali”.

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“Sono finito in un tritacarne mediatico: è difficile chiamare vita quella che sto facendo. È stata data un’immagine di me che non corrisponde al vero. Il processo doveva esser fatto a un intero sistema: dopo, infatti sono cambiate le normative di sicurezza in mare. Non si dovevano permettere”, ha dichiarando rivolgendosi ai banchi dell’accusa. E poi “basta così”, ha concluso gettando i fogli sul tavolo.

Per quelle 32 vittime, la procura di Grosseto ha chiesto 26 anni e 3 mesi mentre la difesa ha chiesto l’assoluzione per i reati di omicidio e lesioni colpose e abbandono nave, restringendo la pena al solo naufragio e false comunicazioni, quindi a 3-4 mesi di reclusione. La sentenza arriverà stasera o al massimo giovedì mattina.

Schettino ospite all’Università, nessuna punizione al professore che lo invitò

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