Morte nel Mediterraneo, sono almeno 330 i migranti inghiottiti dal mare in tempesta


Ancora una tragedia nel Mediterraneo, un mare visto come via verso il futuro da parte dei migranti che si lasciano alle spalle guerre e miseria. Ma che, come in questo ennesimo caso, si trasforma in luogo di morte. Sarebbero difatti oltre 330 le persone morte nel naufragio di alcuni gommoni avvenuto due giorni fa davanti alle coste libiche. A raccontarlo sono stati i nove superstiti raccolti da un mercantile italiano e giunti stamane a Lampedusa con una motovedetta della Guardia costiera. I migranti erano su due natanti che sono stati travolti dalle onde del mare in tempesta.

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Come ha spiegato uno dei superstiti all’Adnkronos, le persone partite complessivamente in tutto sarebbero 430. In tutto erano tre i gommoni con i migranti a bordo su uno dei quali c’erano anche i 29 profughi poi morti assiderati e i 76 superstiti. Su altri due gommoni c’erano più di 210 persone. Di queste ne sono state tratte in salvo solo nove. Poi un’altra testimonianza, qualche ora dopo, aggiunge altro dolore: i gommoni erano quattro e dunque il numero delle vittime aumenta terribilmente. I gommoni avrebbero fatto naufragio lunedì pomeriggio, tra le 15 e le 16, dopo essere stati capovolti dalle onde del mare forza 8. L’area del naufragio, nonostante le pessime condizioni meteo, è già stata perlustrata dalle unità intervenute sul posto e da un aereo Atr 42 alla ricerca degli oltre 300 dispersi. Ma sulla loro sorte non vi sarebbero speranze.

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“Da alcune settimane eravamo in 460 ammassati in un campo vicino Tripoli in attesa di partire. Sabato scorso i miliziani ci hanno detto di prepararci e ci hanno trasferito a Garbouli, una spiaggia non lontano dalla capitale libica. Eravano circa 430, distribuiti su quattro gommoni con motori da 40 cavalli e con una decina di taniche di carburante”. Così due dei nove superstiti dell’ultimo naufragio avvenuto nel Canale di Sicilia ricostruiscono le fasi precedenti alla partenza avvenuta sabato scorso dalle coste libiche. I due sopravvissuti, entrambi originari del Mali, raccontano di avere pagato per la traversata mille dinari, circa 650 euro, ma sopratutto rivelano un particolare sconcertante: “Ci hanno assicurato che le condizioni del mare erano buone, ma in ogni caso nessuno avrebbe potuto rifiutarsi o tornare indietro: siamo stati costretti a forza a imbarcarci sotto la minaccia delle armi”. Invece le imbarcazioni, subito dopo avere preso il largo, si sono trovate ben presto in difficoltà a causa del mare in tempesta e delle onde altissime. Intanto il nulla osta della Procura di Agrigento è arrivato a Lampedusa e così è iniziato l’imbarco delle 29 salme sul traghetto di linea che dovrebbe arrivare a Porto Empedocle in serata. A coordinare l’iter burocratico è il sindaco delle Pelagie Giusi Nicolini. Le salme verranno poi tumulate – secondo quanto è stato annunciato ieri dal prefetto di Agrigento, Nicola Diomede – nei cimiteri dei 20 comuni dell’Agrigentino che hanno dato disponibilità.

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