Quanti ultracentenari nelle case popolari: non si muore per non perdere l’alloggio. Controlli al via


A Milano è boom di ultracentenari. Ma non in tutta la città. No, perché questa concentrazione di longevità si riscontra solo ed esclusivamente tra gli inquilini delle case popolari. Strano, vero? Sarà l’influsso benefico della Madonnina? O, cosa ben più probabile, i documenti non vengono aggiornati da anni, come se il tempo si fosse fermato tra le carte ingiallite su cui ora Metropolitana Milanese, che ha raccolto il testimone da Aler sulla gestione delle case comunali, sta mettendo mano. Il fatto è che troppi contratti di inquilini del Comune risultano intestati a ultracentenari: ben 323. Un dato tanto raro quanto assurdo, che apre la strada a mille interrogativi e lascia supporre ci sia una quantità elevatissima di bollettini che ogni mese arrivano a “fantasmi”, persone decedute che tuttavia risulterebbero ancora tra gli inquilini.

“Quello che possiamo dire – afferma il presidente di Mm Davide Corritore – è che contratti e ricevute sono intestati a questi ultracentenari, ma non può essere una situazione reale. Stiamo lavorando per completare l’anagrafe, ci vorrà qualche mese, poi potremo dare i dati precisi. C’è caos e si tratta di mettere ordine”. Insomma, i fantasmi verranno stanati.

Intanto, i dati elaborati su un campione rappresentativo formato da 500 inquilini forniscono la fotografia dei 50 mila abitanti dei quartieri popolari che vivono nei 28 mila alloggi comunali: nuclei familiari in media di due persone (anche se c’è un 37,7% che vive solo), con un capofamiglia over 65 nel 67,5% dei casi (il doppio rispetto alla media cittadina), pensionato e con un’anzianità abitativa molto elevata (34,1 anni). Questa popolazione anziana vive spesso sola: delle 9.400 famiglie mononuclearì, infatti, 2.300 sono formate da un anziano tra i 64 e i 74 anni e 5 mila da ultra 75enni. Altri elementi che emergono dalla ricerca sono che solo uno ogni cinque capifamiglia lavora (il 18,7%), contro un 66,3% di pensionati, un 9,6% di casalinghe e un 5,4% di disoccupati o studenti.

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