Caso Elena Ceste, si rafforza l’ipotesi di omicidio


Il caso di Elena Ceste ha, dal principio, due finali possibili, secondo gli inquirenti: suicidio o omicidio. Carabinieri e magistrati continuano, con l’ausilio di tecnici specializzati, rilievi e confronti utili alla ricostruzione di quel fatto drammatico. Ma a essere predominante è l’ipotesi dell’omicidio. Si parte da un primo dato di fatto: la donna non poteva raggiungere, da sola, il canale di scolo di rio Mersa, addentrarsi – nuda, la mattina del 24 gennaio – e perdersi nell’intrico dei rovi e degli arbusti. E allora si ritiene che qualcuno abbia nascosto il suo cadavere, studiando con cura quell’area più volte, peraltro controllata dai vigili del fuoco dal giorno della scomparsa, fino al 18 ottobre, quando è stata ritrovata senza vita. Per il momento, tuttavia, l’autopsia non ha rivelato se l’assassino ha usato armi o altro, ma ha spazzato via i dubbi sulla dinamica. La riflessione degli inquirenti è drammatica perché chi ha agito ha sfiorato il “successo pieno”, cioè quello di non far ritrovare mai più il cadavere. Sarebbe bastato un altro anno con l’alternarsi delle stagioni affinché il fango completasse il procedimento di mescolamento tra i tessuti molli e la terra. Lo scheletro sarebbe stato difatti “assorbito” dalla natura. I periti hanno dichiarato che non esistono lesioni nel cranio e la presenza di larve consentirebbe, una volta analizzate, di individuare altri elementi utili alla ricostruzione della dinamica, a partire dal tempo di esposizione del corpo, gli spostamenti, anche minimi, del cadavere per gli eventi naturali; come si è preservato dall’azione di animali selvatici, le eventuali lesioni cause di morte, l’uso di psicofarmaci o di altre sostanze psicotrope. Non risultano ancora tracce dei piedi e di una parte delle gambe che, con tutta probabilità, sono rimasti esposti alle intemperie, come il cranio. Quasi sparito il collo, con tutti i suoi elementi, e questo – spiegano gli investigatori – non è un fattore positivo per la soluzione del caso. Intanto il marito, Michele Buoninconti, si dice sereno, nonostante abbia da giorni ricevuto un avviso di garanzia per omicidio e occultamento di cadavere mentre il capo della procura, Giorgio Vitari, ha detto, in più occasioni, che si tratta al momento di un atto dovuto. Al momento non ci sono prove o indizi che possano individuarlo come l’autore del delitto. Buoniconti si è rinchiuso da giorni nella casa di famiglia. Non si sa ancora quando incontrerà di persona l’avvocato di fiducia e a lei ha detto, al telefono: “Sono sereno, non nomino periti, non sono colpevole e non ho niente da temere dalla giustizia”.

Il giallo della morte di Elena Ceste: “Un mistero noir tra web e sesso