Si è spento alla vigilia del giorno Liberazione. Tutto il mondo piange quell’incredibile genio che è stato. E il dispiacere corre sul web. Parliamo di lui


 

L’artista Alberto Cavallari si è spento a Carpi il 24 aprile, proprio il giorno prima della Liberazione, aveva 91 anni e viveva sotto la Ghirlandina da decenni dopo una giovinezza travagliata. Una perdita per il mondo dell’arte e per tutti noi che abbiamo ammirato le sue opere, in particolare quelle riguardanti l’orrore dei campi di concentramento, dove fu tenuto prigioniero. La sua vita, infatti, è inscindibile dalla storia della Liberazione, Cavallari donò alla città di Carpi (tristemente nota per il campo di Fossoli dove i prigionieri venivano transitati verso i Lager nazisti) 56 opere, che oggi appartengono alle collezioni dei Musei di Palazzo dei Pio – nucleo del Museo Monumento al Deportato. 

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Alberto Cavallari era nato nel classe 1924, ferrarese di Bondeno ma modenese d’adozione, passò gli anni dal 1943 al 1945 nei campi di concentramento di Neubranderburg, Uttingen, Trier, Crewtzwald, Sarreguemines, Limburg e Buchenwald, dove venne torturato come altri prigionieri. Ferito, riuscì a fermare l’emorragia cospargendosi di polvere. Era arrivato a pesare 38 chili. Un capitano medico americano, di nome Douglas, ebbe pietà di lui e se ne prese cura salvandogli la vita tanto che Alberto decise che se un giorno avesse avuto un figlio l’avrebbe chiamato Douglas come il salvatore. E così fece. 




Come lui stesso ricordava, quelli nei Lager sono stati i due anni più lunghi della sua vita nei campi. Proprio nel campo di  Buchenwald  ritrasse gli orrori dei lager, attraverso i volti dei prigionieri, che l’artista ritraeva utilizzando qualsiasi supporto avesse a disposizione. Anche gli aguzzini amavano farsi ritrarre, anche su semplice carta da pacchi: pennini e matite hanno salvato Cavallari dalla disperazione.


Veniva da una famiglia poverissima, a Modena arrivò nel 1960 dopo aver frequentato il liceo Dosso Dossi di Ferrara. Cavallari qui si dedicò interamente alla pittura. Il 1960 fu un anno particolare, si trasferì a Modena dove si dedicò completamente alla pittura, collaborando per alcuni anni con Carlo Rambaldi e, trascorrendo molto tempo sulle sponde del Po. Nel 1974 le città di Modena e Ferrara lo invitarono per la personale antologica “Dai Lager tedeschi al delta del Po”. Partecipò a oltre 200 collettive e ottenne numerosi premi nazionali. Espose anche in Francia, Spagna, Svezia, Inghilterra e Russia. 

 

Grave lutto nel mondo della musica. Addio a lui, l’artista che ci ha fatto sognare e ballare con brani indimenticabili

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