“È morto, una perdita enorme”. Addio al più ‘rivoluzionario’ d’Italia. Se ne è andato all’improvviso dopo una vita di successi, grandezza e follia. Lui se ne va, ma la sua opera non morirà mai


“Ho sempre nuovi progetti se no sarei già morto. Riguardano soprattutto la pittura, la mia grande passione. Anche se è pittura per modo di dire: come artista non posso considerarmi riuscito in maniera assoluta. Come critico no, ma come pittore sono stato sempre un dilettante”, aveva detto il 13 gennaio 2018 quando ha inaugurato alla Triennale di Milano una mostra di dipinti, 15 tele tutte realizzate lo scorso anno. Sono tantissime per uno di 107 anni. Tutti, di lui, avevano pensato fosse immortale. Ma si è rivelato mortale. Gillo Dorfles, critico d’arte, artista e saggista è morto all’improvviso. Sembra strano dire all’improvviso di uno che aveva 107 anni eppure è così: Dorfles non aveva dato cenni di cedimento. Solo nelle ultime 24 ore di vita non si era sentito bene, lo riferisce il nipote che ha dato la notizia della sua morte. Testardo, curioso, elegante, non si vestiva mai di blu perché per lui, quel colore, era troppo banale. Un percorso anomalo, quello di Dorfles, come ricorda il Corriere della Sera, fatto di corsi, ricorsi e di scoperte definitive. Una vita lunga e piena di soddisfazioni che ha attraversato tante fasi della storia del nostro paese. Dopo la prima guerra mondiale il giovane Gillo si trasferisce con la famiglia a Genova, è lì che trascorre l’infanzia. Quando la guerra finisce, ritorna a Trieste e si iscrive al liceo classico, poi, nel 1928, si trasferisce a Milano dove inizia a studiare medicina. Nel 1934 si laurea e si specializza in neuropsichiatria. Continua a leggere dopo la foto



È negli anni ’30, però, che inizia la sua attività di critico d’arte e saggista. Collabora con “La Rassegna d’Italia”, “Le Arti Plastiche”, “La Fiera Letteraria”, “Il Mondo”, “Domus”, “Aut Aut”, “The Studio”, “The Journal of Aesthetics”. Sembrava aver trovato pace. E invece no. Dopo un po’ inizia la sua carriera di artista che lo porta, nel 1948, a fondare il Movimento Arte Concreta (MAC) con Bruno Munari, Atanasio Soldati e Gianni Monnet. Obiettivo: “dar vita a un linguaggio artistico nuovo, in grado di assimilare e di superare le ricerche astratte europee dei decenni precedenti”. Negli anni ’50 inizia l’attività teorica e critica di Dorfles, un’attività assolutamente rivoluzionaria perché Dorfles ha a cuore soprattutto: “i fenomeni comunicativi di massa, la moda e il design, soffermandosi pur sempre sulla pittura, sulla scultura e sull’architettura moderna e contemporanea”. Continua a leggere dopo le foto



 

 


Poi la carriera universitaria: inizia negli anni ’70 la sua carriera di docente in varie università italiane come Milano, Trieste, Cagliari. Poi, negli 80, ricomincia a dipingere. Tantissimi i premi e i riconoscimenti ottenuti nell’arco della sua carriera. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Discorso tecnico delle arti (1952), Le oscillazioni del gusto(1958), Architettura moderna(1954), Il divenire delle arti(1959), Il disegno industriale e la sua estetica(1963), Nuovi riti, nuovi miti (1965), L’estetica del mito (1967), Il Kitsch (1968), Elogio della disarmonia(1986), Preferenze critiche(1993), Fatti e fattoidi (1997), Irritazioni(2000), La (nuova) moda della moda (2008), Itinerario estetico(2011).

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