Il genio tormentato di Toulouse-Lautrec, nelle sue opere il connubio magistrale tra sacro e profano. Una vita passata nell’inquietudine bruciante della sua triste condizione fisica: tutto ciò che serve per comprendere appieno il grande pittore del ‘900


 

Il 2017 si conferma l’anno della cultura in Italia. Un’altra splendida mostra sta facendo letteralmente impazzire gli manti dell’arte figurativa. Dal 1 aprila infatti a Verona è presente un magnifico evento sul genio di Toulouse-Lautrec (1864-1901). La grande mostra analizza la sua figura nell’ambito della Belle Époque e della Parigi bohémienne d’inizio Novecento. E’ lui fra i primi artisti a rivoluzionare il linguaggio della comunicazione commerciale, con i suoi strepitosi affiches dedicati ai più noti locali parigini (dal Moulin Rouge al Divan Japonaise), Lautrec assorbì e rielaborò la lezione impressionista, producendo dipinti dalla forza magnetica: sintetici, rapidi, innovativi nella resa dello spazio e nella concezione del colore, della luce, della pennellata. Tra i suoi soggetti prediletti: prostituite, scene della movida parigina, bar, salotti, teatri, fino ad alcuni romantici ritratti di amanti colti fra le lenzuola. Le 170 opere in mostra arrivano direttamente dall’Herakleidon Museum di Atene. Prodotta da Arthemisia e ospitata a Palazzo Forti, sarà in loco fino al prossimo 3 settembre. Ma chi era Toulouse-Lautrec? Era un uomo infelice, sfortunato, afflitto da una malformazione fisica, l’artista fu condannato a un’inquietudine bruciante. Morì a soli 36 anni, ucciso dalla sifilide e dall’alcolismo (era un gran bevitore di vino, cognac e assenzio) dopo un ricovero ospedaliero di 3 mesi, durante il quale riuscì a realizzare ancora 39 disegni. (Continua dopo la foto)






Vent’anni di produzione in tutto, con una quantità abnorme di lavori: 737 tele, 275 acquerelli, 363 stampe e manifesti, 5.084 disegni. Senza considerare le molte opere perdute. Nato da una famiglia di conti, non trasse alcuna felicità dalla sua condizione agiata, a causa di una malattia genetica alle ossa, assimilabile al nanismo. La frustrazione e la sofferenza si tradussero da un lato nell’applicazione al disegno e alla pittura, per cui rivelò presto doti eccezionali, dall’altro in una condotta esistenziale devastante. (Continua dopo la foto)








 

Così scriveva di lui lo storico dell’arte Germain Bazin: “Essendo fisicamente un freak, un aristocratico tagliato fuori dal suo rango per via del suo aspetto grottesco, ha trovato un’affinità tra la propria condizione e la miseria morale delle prostitute. Poteva sembrare cinico, ma era solo a causa di una disperazione di fondo”. E ancora: “non riusciva a restare sobrio. Ogni notte usciva con i suoi più cari amici – Maxime Dethomas e Romain Coolus tra i più rappresentativi – andando di bar in bar finché non dovevano riportarlo a casa. Posso solo interpretare il suo alcolismo come un deliberato atto di suicidio”.

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