“Non ricordava più le battute, piangeva ogni sera tra le mie braccia”. Gli ultimi giorni di Robin Williams


Lo abbiamo amato e per questo anche pianto. Per tanti di noi la morte di Robin Williams ha segnato un passaggio doloroso nel quale in molti abbiamo pensato la stessa cosa: “Nessun attore riuscirà mai a superare quel talento”, forse sbagliavamo, forse no. Fatto sta che le lacrime versate per il nostro personalissimo e idealizzato Patch Adams, sono ancora lì, a bagnare le nostre gote, ogni qual volta che sui social una foto, emozionando, ricompare. Ora però quello che fa davvero commuovere è lo stato psicologico degli ultimi giorni del talentuoso attore.

In una nuova biografia, scritta da Dave Itzkoff, vengono ripercorsi gli ultimi giorni di Robin Williams grazie alle testimonianze di coloro che gli erano più vicini. “Odiava non riuscire a trovare le parole, quando conversava. A volte si bloccava in una posizione, incapace di muoversi: la cosa lo frustrava. Iniziava ad avere problemi di vista, non riusciva a valutare distanza a profondità. Era sempre confuso. Ho pensato: mio marito è ipocondriaco? Abbiamo indagato e provato qualsiasi cosa, ma non cerano risposte”. Così Susan Schneider, terza moglie di Robin Williams, attore morto suicida nel 2014 all’età di 63 anni, descrive l’ultimo periodo di vita del marito. (Continua dopo la foto)



La sua è solo una delle testimonianze raccolte in una nuova biografia, scritta da Dave Itzkoff per ripercorrere gli ultimi giorni di vita dell’attore e tentare di capire che cosa l’abbia spinto all’ultimo estremo gesto. L’11 agosto del 2014, l’assistente personale del comico, Rebecca Erwin, trova il corpo senza vita di Robin Williams nella sua camera da letto. Non un biglietto o un qualsiasi messaggio, né per dire addio né per spiegare il perché di quel gesto estremo e drammatico. (Continua dopo la foto e il video)


In molti hanno da allora tentato di motivare quella decisione perentoria e i più hanno individuato il movente nelle condizioni di salute oramai sempre più difficili da accettare per l’attore. Robin Williams aveva a lungo combattuto contro la depressione, aggravata dalla terribile diagnosi del morbo di Parkinson che oramai né ostacolava sempre più il lavoro e la vita in generale. Dall’autopsia emergerà poi anche l’avanzare del morbo di Levy, mai diagnosticato in vita. (Continua dopo la foto)


 


Robin Williams era insomma prigioniero di un corpo che oramai non lo assecondava più. Il dolore di questa condizione era stato nascosto al mondo ma non a coloro che più gli erano vicini. Nel libro di Dave Itzkoff, la truccatrice Cheri Mins, con lui sul set dell’ultimo capitolo della saga Una notte al Museo, racconta: “Ogni fine giornata, singhiozzava tra le mie braccia. È stato orribile. […] Non avevo la capacità per affrontare ciò che gli stava accadendo”. La difficoltà di ricordare le battute, ma anche quella di mettere a fuoco le parole necessarie a esprime un pensiero, erano solo alcuni dei sintomi lamentati dall’attore e divenuti per lui oramai intollerabili. Capitano, o mio capitano, quanto ci manchi!

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