Ricordate il protagonista di Piccola Peste? Era famosissimo ma poi il successo gli ha giocato un brutto scherzo. Ecco come è diventato…


 

Era solo un bambino e a quel tempo, pur essendo una celebrità, non comprendeva il reale valore della sua fama. Oggi è un uomo ma in quel periodo era il volto di riferimento dei film più noti: ‘Piccola Peste‘. Stiamo parlando dell’attore Michael Oliver. Era lui il bambino dai capelli rossi che non faceva altro che combinare guai, che lo volesse o meno. A distanza di tanti anni, Oliver non ha più la stessa popolarità ma c’è da dire che una caratteristica gli è rimasta: il ghigno. E ha anche abbandonato il mondo dello spettacolo. In una recente intervista, Oliver ha raccontato proprio del suo rapporto con il jet set, non tralasciando gli effetti della popolarità sulla sua famiglia. La madre, va ricordato, si beccò una denuncia per estorsione per aver chiesto una cifra assurda alla produzione per il secondo film.

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”Abbiamo passato molto tempo con degli amici e lentamente ci siamo ripresi, ma per un paio d’anni siamo stati davvero male”, racconta Oliver, che passa poi a spiegare il momento in cui la sua carriera si è arrestata: Credo si sia trattato di una separazione reciproca tra me e l’industria del cinema. Mi sembrava di aver dato tutto. Ho cominciato a realizzare che desideravo una vita normale. Mi sono fatto il mazzo, ho fatto diversi lavori per avere un’esistenza normale e sono felice così”.

Ma cosa fa oggi il bimbo pestifero dai capelli rossi che tutti ricordiamo? Il tecnico informatico ed è felicissimo: ”Ho visto la cima, il massimo, so come siano entrambi gli estremi. Se qualcuno oggi mi dicesse che potrei tornare dov’ero prima della causa con la mia famiglia, direi di no, lo declinerei – sottolinea – Una delle cose che ho capito col tempo è quanto sia preziosa la privacy. Andare al cinema con i tuoi amici, essere riconosciuto per delle fotografie da persone che non capiscono tu voglia semplicemente vedere un film. È bello ed esaltante quando le persone ti dimostrano questa riconoscenza, ma non si può dire che la cosa non stanchi col tempo”.

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