“Solo bugie. Nient’altro che bugie”. A vent’anni esatti dalla morte di Gianni Versace parla Antonio D’Amico, compagno dello stilista per 15 anni. Succede tutto a pochi mesi dall’uscita del film sullo stilista ucciso a Miami


 

Sono da poco passati 20 anni dall’omicidio di Gianni Versace. Era il 15 luglio 1997 quando Andrew Cunanan fece irruzione nella villa a Miami dello stilista, freddandolo a colpi di pistola. Un assassinio che suscitò grande scalpore e commozione in tutto il mondo, così grande da non essersi spento al punto che è addirittura in uscita un film sulle ultime ore di Versace. E le polemiche non mancano. A cominciare dal compagno di Gianni Antonio D’Amico, al suo fianco per 15 anni. «È ridicolo», dice ad Angela Giuffrida dell’Observer, commentando la prossima uscita (2018) di una serie che vedrà il suo personaggio interpretato da Ricky Martin. «Si è scritto e si è detto così tanto dell’omicidio: migliaia di ipotesi e nessuna che svelasse un briciolo di verità», sottolinea D’Amico, che, scrive il Corriere della Sera, non è stato mai consultato né dagli autori né dagli sceneggiatori della serie, intitolata American Crime Story: The Assassination of Gianni Versace. Quel poco che ne ha visto online non lo convince: «È ridicola la scena di Ricky Martin che tiene il corpo di Gianni stretto tra le sue braccia» — spiega — (Continua dopo la foto)








«Sembra che abbiano voluto copiare la Pietà di Michelangelo. Magari è solo una licenza poetica del regista, ma non è così che reagii io». Lui stava prendendo un caffè in veranda quando spararono a Versace che stava rientrando dopo aver comprato il giornale. «Sentendo gli spari mi si gelò il sangue», ricorda. Uscì di corsa insieme al maggiordomo: «Vidi Gianni a terra in una pozza di sangue. Poi diventò tutto nero, mi spinsero via e non vidi più niente». Cunanan, il serial killer gay che prima di Versace aveva già assassinato altre 4 persone, fu trovato morto otto giorni dopo. Quanto alle ipotesi di un omicidio commissionato dalla mafia o che Cunanan avesse conosciuto Versace anni prima, non si è mai concretizzato nulla sul fronte delle indagini. (Continua dopo le foto)








 


E D’Amico insiste: «Hanno romanzato anche questa parte: Gianni non aveva mai incontrato prima il suo assassino, non si erano mai conosciuti… ma adesso lasciamo perdere». Quei colpi di pistola distrussero il mondo di D’Amico, che passò dai giorni in cui frequentava personaggi come Elton John e Sting a un lungo periodo di solitudine e depressione, accompagnato dai dissapori con i familiari di Versace, a causa di quella parte del testamento dello stilista che gli lasciava un appannaggio di 26 mila euro al mese e il diritto a vivere nelle sue case. Ma «la mia vita era a pezzi senza Gianni, non me ne importava niente dei soldi e delle case», racconta D’Amico, che era stato un designer alla Versace Sport. Così accettò di avere la metà di quanto gli spettava e niente case, come stabilito dai familiari che controllavano la società di Versace. A proposito: nella serie tivù, Donatella sarà interpretata da Penelope Cruz.

Vent’anni fa esatti Gianni Versace veniva assassinato sulla scalinata della sua villa strepitosa a Miami, Casa Casuarina. Oggi quella struttura, teatro di una delle pagine più nere della storia della moda, è diventata così

 

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